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I
PROBLEMI DI OGGI, LE PROSPETTIVE DI DOMANI
Una premessa
La politica economica ed industriale
del governo ha portato il paese alla recessione e determinato
un forte aumento sia del disagio sociale, della povertà e
dell’esclusione, che del senso d’incertezza e insicurezza delle
persone sul proprio futuro. Fattori questi che descrivono un paese disorientato
di fronte al disastro economico e sociale perpetuato dal governo di centro
destra. I pensionati e gli anziani, le donne in particolare, hanno subìto
un forte impoverimento e sono stati penalizzati da una politica di tagli allo
stato sociale. Non hanno avuto benefici dalle riforme fiscali del Governo,
hanno subìto la crescita delle imposte indirette e delle tariffe, l’aumento
della compartecipazione alla spesa dei servizi pubblici e spesso hanno usufruito
di meno servizi.
È oramai noto come il reddito condizioni la
salute dei cittadini e viceversa. Questa interdipendenza
tra salute e reddito deve portarci ad agire una contrattazione
sociale nel territorio capace di muovere più strumenti:
politiche fiscali e tariffarie, trasferimenti monetari,
rete dei servizi.
Nel contesto delle iniziative generali della CGIL,
di contrasto alle politiche del Governo, e a difesa
di un modello di welfare universale – inclusivo,
che riconosca i diritti del lavoro e di cittadinanza
delle persone, si pone il tema di una nuova politica
dei redditi da pensione rafforzando l’azione
contrattuale ai vari livelli. L’insicurezza,
il senso di paura per il domani, porta, inevitabilmente,
le persone, ad una richiesta di maggiori tutele.
Cresce, tra i cittadini, il bisogno di poter contare
su di un sistema di solidarietà pubblica, che
investa in BENESSERE COLLETTIVO: lavoro, scuola, salute,
reddito. Questi sono e devono essere valori su cui
investire per il futuro. Su questi valori anche il
Sindacato Pensionati e la CGIL sono chiamati a spendere
la propria capacità contrattuale.
Lo sviluppo della contrattazione come rappresentanza,
ha consentito al sindacato dei pensionati nel 1994,
la definizione della Legge regionale n°5/94 considerata,
ancora oggi, innovativa e attualissima. Dal 1996, con
l’affermarsi della confederalità nella
contrattazione territoriale le rivendicazioni dei pensionati
si sono integrate con le esigenze di carattere generale.
I pensionati, gli anziani, le pensionate e le donne
anziane, costituiscono una moltitudine, il 29% della
popolazione.
Questa condizione sociale copre, ormai, un arco di
vita che va dai 30 ai 40 anni, con bisogni, attese
e desideri che derivano da storie e vissuti profondamente
diversi tra loro. Alla luce dell’esperienza fatta,
e in particolare dalla lettura di fenomeni quali: la
trasformazione della famiglia, l’allungamento
della vita, i grandi movimenti e mutamenti demografici in corso, la velocità con
cui queste trasformazioni avvengono e ciò che producono, la modifica
della geografia e delle responsabilità istituzionali (associazionismo,
zone/distretti) ci impongono la necessità di una programmazione territoriale
sempre più fondata su una lettura vera, autentica della realtà sociale.
E’ un’esigenza che abbiamo, se davvero
vogliamo che la nostra contrattazione non solo sia
meglio calibrata, ma sempre più rispondente
ai bisogni espressi dai diversi soggetti; inoltre le
rivendicazioni devono essere precise e riconoscibili
dai diversi “generi”. Per questo la complessità sociale
deve essere meglio indagata ed interpretata affinché le nostre rivendicazioni
siano rivolte a tutti – uomini e donne – e siano le risposte ai
loro specifici bisogni. A tal fine sarà necessario dotarsi di strumenti
di lettura raffinati e soprattutto, strutturati.
Il XV Congresso della
CGIL è una grande
occasione per parlare a tutto il Paese e rilanciare
la nostra
autonoma idea di sviluppo economico, sociale e civile.
E’ un congresso
che richiama un forte protagonismo dei lavoratori e
dei pensionati, il sostegno di una
vasta mobilitazione per cambiare il modello e le scelte
liberiste attuate dal centro destra e affermare un
sistema paese che
rafforza la partecipazione democratica, rispetta l’equilibrio
e l’autonomia dei poteri autonomi dello Stato,
lega assieme sviluppo e coesione, riconosce i diritti
del e nel lavoro e di cittadinanza. |