La prima riforma delle pensioni è del 1978. Sono passati 38 anni e se la Fornero lo permettesse sarebbe già ora di… pensionarla. Il 2 aprile saremo in piazza e poi di nuovo il 19 maggio

Correva l’anno 1978 e da bravi delegati di posto di lavoro, organizzammo una assemblea sulla riforma delle pensioni (!) proposta dal Ministro del Lavoro, Enzo Scotti (la memoria ci sta assistendo?).  Sono passati 38 anni: la riforma delle pensioni ha quasi raggiunto l’età della pensione, Fornero permettendo. In realtà, come capita a volte soprattutto alle persone in età, la riforma delle pensioni è una signora che ci tiene a restare (sembrare) giovane e così, anno dopo anno, da quel lontano 1978, si ripropone. “Ogni anno una riforma delle pensioni nuova”: non tramonta mai, la signora riforma delle pensioni, proprio e meglio di Beautiful.
Così, mentre da qualche parte, in qualche dipartimento di partito in qualche aula di Montecitorio o di Palazzo Madama in qualche stanza di Palazzo Chigi in qualche ufficio dell’Inps o magari in qualche sede di giornale o di qualche fondazione… si continua a discuterne come della partita della domenica prima, la situazione è sempre la stessa: 11 milioni di pensionati a (circa) 800 euro al mese, donne super penalizzate, pochi pensionati d’oro; giovani senza futuro previdenziale; rigidità assurde.
Così va nel bel Paese: torneremo a denunciarlo il 2 aprile con Cgil Cisl Uil, poi il 19 maggio con Spi Fnp Uilp, poi ancora e ancora finché qualcuno abbia la saggezza di scrivere il copione dell’ultima puntata.
Bologna 31.03.2016