“È stata un’ulteriore offesa che si somma a quelle già patite nel loro lungo viaggio che dai loro paesi di origine li ha portati in Europa per sfuggire alla guerra, alla fame, alle dittature o a una vita senza più prospettive”. Queste le parole di un comunicato di Cgil Ravenna e Cgil ER.
Il vero e proprio sabotaggio da parte del governo Meloni sull’approdo dei migranti in porti sicuri non trova riscontro non solo in quel minimo senso di fraternità che dovrebbe muovere le azioni di ogni persona ma in più contrasta con ogni legge nazionale o internazionale, di terra o di mare, che sia mai stata scritta.
In questo modo si individuano porti sempre più lontani dal luogo del soccorso (possibilmente amministrati dal centrosinistra) per sfiancare ulteriormente soccorsi e soccorritori, per aumentare a dismisura i costi delle operazioni di salvataggio, per impedire che si proceda a ulteriori e rapidi recuperi di persone nel cuore del Mediterraneo.
L’arrivo il 31 dicembre della nave a Ravenna ha però trovato le istituzioni e le associazioni pronte a garantire una corretta, sicura e umana accoglienza nella tradizione del territorio provinciale e regionale che, creando reti tra istituzioni e società civile, ha saputo non solo accogliere ma costruire le condizioni per l’integrazione e l’inclusione nei diritti per chiunque decida di rimanere sul nostro territorio.
Ci racconta come è andata Maura Masotti, segretaria dello Spi-Cgil di Ravenna: “Il primo a essere informato è stato naturalmente il Prefetto, che insieme al Sindaco, ha deciso di istituire subito un tavolo per mettere in campo tutte le forze disponibili a dare l’accoglienza migliore a queste persone. Ravenna non ha avuto in anni recenti situazioni come queste, cioè di arrivo di profughi direttamente in porto. La Cgil era presente al tavolo di coordinamento e ha dato subito la sua piena disponibilità insieme alle altre associazioni del territorio, dalla Caritas alla Croce Rossa. In pratica ci è stato chiesto di svolgere due turni di presenza di trenta persone ognuno nel pomeriggio e nella notte del 31, l’ultimo dell’anno. Nel giro di un’ora abbiamo trovato disponibilità da parte di funzionari, delegati, attivisti e volontari, uomini e donne, per un numero ben maggiore delle persone richieste”.
“La primissima accoglienza l’ha fatta naturalmente l’Asl, per valutare la situazione sanitaria di ogni singola persona. Per alcune persone è stato necessario il ricovero in ospedale, per esempio per una mamma e la sua bimba di appena 15-20 giorni. Poi sono stati distribuiti vestiti e coperte e un primo pasto offerto dalla Caritas. I circa trenta minori non accompagnati che erano a bordo sono stati accolti dal Villaggio del Fanciullo. I nostri volontari hanno dato il loro supporto a tutte le fasi dell’accoglienza. Intorno all’una di notte sono partiti i pullman che hanno portato il resto dei migranti nelle città di accoglienza. Tutto si è svolto nella massima regolarità e tranquillità, non ci sono state assolutamente situazioni di tensione. Dal punto di vista umano tutti i nostri volontari sono rimasti molto colpiti perché comunque l’impatto emotivo con persone reduci da un viaggio in mare così pesante è stato forte”.
Ma c’è davvero allarme per l’arrivo dei migranti, come sostengono gli esponenti del governo di Destra, a partire dalla premier e dal Ministro degli interni? Lo Spi e la Cgil erano in quelle settimane nel pieno della fase congressuale e quindi hanno avuto un contatto diretto con gli iscritti.
“Nelle assemblee che abbiamo fatto non è mai emersa la questione dell’immigrazione come un’emergenza sentita dalle persone. Le preoccupazioni espresse sul nostro territorio sono ben altre, legate alle difficoltà economiche e, per le persone anziane, la difficoltà ad avere risposte da parte dei servizi socio-sanitari. Al nostro congresso provinciale abbiamo invitato Charles Tchameni Tchienga, che è un delegato sindacale oltre che presidente della onlus Terzo Mondo, proprio perché non vogliamo nascondere che al nostro interno esistono preoccupazioni legate all’arrivo di immigrati e quindi vogliamo affrontare il tema in maniera aperta.
Con Charles e la sua associazione abbiamo un rapporto consolidato e come Spi abbiamo fatto molte iniziative, una addirittura la settimana precedente allo sbarco dei migranti. Il Prefetto Castrese De Rosa, che è sensibile ai temi dell’immigrazione, ha voluto che la festa annuale dedicata ai bimbi stranieri presenti nel territorio di Ravenna si svolgesse in prefettura”.
“Sui social – continua Maura Masotti – si sono subito scatenati i leoni da tastiera che, senza neanche conoscere i fatti, hanno ‘sparato’ i soliti luoghi comuni sugli stranieri che portano via il lavoro agli italiani, sulla Caritas che dovrebbe aiutare gli italiani, sul Comune che ‘se ne frega’ dei problemi dei cittadini, sulla Cgil (‘dove è stata in tutti questi anni…’) che vuole solo farsi vedere… insomma i soliti preconcetti che abbiamo tante volte sentito ripetere e che non corrispondono alla realtà. Noi abbiamo una rete di servizi importante sul nostro territorio e non è certo una ‘guerra tra poveri’, tra chi ha certamente dei problemi e chi non ha letteralmente nulla, che può aiutarci ad andare avanti, a migliorare le cose. Su quel barcone c’erano delle persone, a prescindere da colore della pelle, persone in grande difficoltà che noi abbiamo il dovere di aiutare. Io sto in modo convinto dalla parte di chi vuole rimboccarsi le maniche e aiutare gli altri, soprattutto i più fragili e i più deboli, che siano i nostri anziani o che siano donne e bambini che arrivano da situazioni di violenza e di povertà estrema”.
La Destra si riempie la bocca di frasi come ‘difesa dei valori’, tradizioni, italianità… ma noi siamo un Paese che ha una storia e una tradizione di solidarietà e di accoglienza.
“Noi siamo un Paese che ha sempre accolto tutti – ricorda ancora la segretaria dello Spi-Cgil di Ravenna – il ravennate, per esempio, è la parte del Paese che ai tempi delle bonifiche in centro Italia accolse tantissimi bambini sfollati che hanno trascorso qui molti anni presso le nostre famiglie. E prima ancora, appena dopo la Prima guerra mondiale, abbiamo accolto – anche dentro la Camera del lavoro – ragazzi che arrivavano dall’Austria e dalla Germania devastate dal conflitto”.
Come ti creo un’emergenza