Sabato 8 aprile si torna in Piazza. A Roma come nelle occasioni importanti; in Piazza del Popolo, come tante altre volte, per rappresentare e difendere le ragioni del Lavoro, come sempre. E il 28 maggio al voto con due sì per i referendum sul lavoro

Bruno Pizzica, segretario generale Spi-Cgil Emilia-Romagna

La necessità di ripartire dai diritti di chi lavora, l’insostenibilità di un mercato del lavoro che continua ad essere imperniato su precariato e disoccupazione, l’illusorietà di un provvedimento come il jobs act che si è risolto in una generosa elargizione di risorse senza condizioni alle imprese e in un ormai evidente fallimento dell’obiettivo di creare posti di lavoro stabili e sicuri: sono questi i punti critici che la Cgil pone da tempo, inascoltata; e sono questi i punti da cui occorre ripartire per provare davvero a tracciare un percorso che porti il nostro Paese fuori dalle secche di una crisi che continua a colpire e nella quale continuano a crescere le disuguaglianze.
La Cgil ha lanciato una proposta forte, un progetto che guarda all’oggi ma pensa al futuro e mette in prima linea la ricostruzione di un sistema di diritti dei lavoratori che ribadisca innanzitutto e tuteli la dignità del lavoro. Quella dignità che viene ignorata quando si vive da precari una intera vita lavorativa, quando si può essere licenziati senza alcuna giusta causa, quando si può essere retribuiti con un voucher comprato in tabaccheria e che non prevede alcun diritto. Contro tutto questo e contro un mercato del lavoro senza più regole che espone i giovani a passare da una mortificazione all’altra e non dà loro alcuna prospettiva seria che non sia quella di scappare all’estero, la Cgil ha presentato un disegno di legge di iniziativa popolare per una nuova Carta dei diritti di chi lavora, senza distinzioni e senza esclusioni. Abbiamo raccolto 1.400.000 firme in calce a quella proposta: oggi è depositata in Parlamento e finalmente in questi giorni dovrebbe essere aperta la discussione in sede di Commissione Lavoro della Camera dei Deputati. E insieme alla Carta, la Cgil ha proposto e la Corte Costituzionale ha autorizzato, due referendum abrogativi di norme che simboleggiano la mortificazione del lavoro: quella che ha esteso oltre ogni limite la possibilità di avvalersi dei voucher; quella che non prevede alcuna responsabilità di chi concede lavori in appalto. Il Governo ha fissato la data del voto per il 28 maggio e siamo tutti impegnati in una campagna elettorale straordinaria per portare alle urne la maggioranza degli elettori.
La discussione della politica oggi è tutta incentrata sulle vicende che riguardano il Partito Democratico e la scissione decisa da alcuni dei suoi esponenti di spicco, da Bersani ad Errani passando per D’Alema e rischia di lasciare sullo sfondo i problemi che questo Paese deve affrontare e risolvere e che riguardano in modo diretto la vita di tante persone, uomini e donne, giovani e anziani.
Anche per questo la Cgil torna in piazza, l’8 di aprile. Sarà un momento alto della campagna elettorale per i due referendum e per sostenere e spingere la discussione parlamentare sulla Carta, ma sarà anche l’occasione per tornare a porre punti importanti che attendono ancora di essere sciolti. La previdenza innanzitutto: dopo il protocollo che ha chiuso la prima fase del confronto con il Governo e che ha portato risultati positivi anche se parziali, occorre concretizzare la seconda fase che pone all’attenzione passaggi decisivi per restituire un minimo di flessibilità al sistema, consentire l’uscita senza incorrere in pesanti penalizzazioni; andrà inoltre ridefinito un sistema di perequazione delle pensioni in essere che garantisca la tenuta del potere d’acquisto anno dopo anno e non condanni i pensionati e le pensionate ad un progressivo impoverimento, com’è capitato in questi anni. E poi il contratto del pubblico impiego, fermo da oltre sette anni e sul quale occorre trovare rapidamente una conclusione positiva. Resta ancora aperto il problema della tutela per i licenziati senza giusta causa, dopo la sostanziale abrogazione dell’articolo 18 della legge 300.
Sono punti importanti che segnano la qualità della vita e parlano della dignità del lavoro e della vita dopo il lavoro: per questa ragione sono i nostri punti.