Bruno Pizzica
Segretario generale Spi-Cgil Emilia-Romagna
Non sappiamo, mentre scriviamo, come finirà la discussione parlamentare sul disegno di legge “Cirinnà”, che introduce una serie di diritti fondamentali per le unioni civili, a partire dal riconoscimento fino alla possibilità di adozione per coppie dello stesso sesso. Noi, come speriamo la gran parte dei nostri lettori e delle nostre lettrici, confidiamo che i nostri parlamentari approvino quel testo e che esso diventi legge dello Stato, portando il Paese in Europa, anche su questo delicato tema.
Durante la discussione parlamentare, è stato sottolineato come si stesse parlando di diritti essenziali da riconoscere ai tanti cittadini che oggi ne sono privi, ed è stato opportunamente sottolineato come il fondamento vero di questo obiettivo sia la stessa Costituzione. È lì, nella Carta Costituzionale, che si prevedono diritti inviolabili che appartengno a ciascun cittadino e che non possono essere derogati. Ed è stato giustamente affermato che la Costituzione, la nostra in particolare, non risponde a criteri ideologici o di parte politica, ma deve garantire la piena affermazione del diritto di cittadinanza.
Il Cardinale di turno, da parte sua, ha detto che “avere bambini non è un diritto”, omettendo di aggiungere che però ogni bambino ha diritto ad avere una famiglia e che la famiglia è il luogo in cui ci si ama, ci si protegge, ci si riconosce concretamente e che questo non ha alcun legame con il sesso di appartenenza.
Negli stessi giorni in cui Camera e Senato discutono di diritti civili, la Cgil ha avviato una fase di straordinaria iniziativa per riaffermare la inviolabilità di una serie di diritti legati al lavoro. Sul tavolo c’è la proposta di un nuovo Statuto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici che sancisca il rapporto diretto, non fungibile, tra lavoro e diritti delle persone che lo esercitano: il diritto alla reintegra in caso di licenziamento ingiustificato, il diritto al riconoscimento della propria professionalità, il diritto alla formazione, il diritto a non essere controllato a distanza, il diritto al riposo, il diritto ad organizzarsi sindacalmente… il diritto al rispetto della dignità del proprio lavoro.
Dunque diritti civili da una parte, diritti del lavoro dall’altra. Parliamo in realtà delle due facce della stessa medaglia. Quella che riporta alla Costituzione e che ritiene inviolabili i diritti fondamentali delle persone.
L’Italia è tradizionalmente indietro sul primo campo, per ragioni storiche, religiose, culturali ed è andata pesantemente indietro sul secondo campo, grazie a politiche dissennate che hanno scelto di sostenere le imprese lasciando loro mano libera nel mercato del lavoro e nel rapporto con i lavoratori. Una via effimera alla competitività, che ha finito per dare alibi per non scommettere sulla ricerca, sulla innovazione e che ha comportato un esodo massiccio delle migliori intelligenze verso altri Paesi. Oggi possiamo fare un passo avanti decisivo: spetta al Parlamento svolgere fino in fondo il proprio ruolo, riconoscendo anche sul piano legislativo, diritti sui quali il Paese è comunque andato avanti e sui quali si riconosce la coscienza collettiva. E spetta a tutti noi svolgere fino in fondo il nostro ruolo, promuovendo la proposta di nuovo Statuto, facendola vivere e crescere nelle mille e mille assemblee di lavoratori e pensionati, negli incontri pubblici, nei confronti con la politica e poi, ancora, nei confronti dello stesso Parlamento al quale chiederemo di definire una legge specifica che riconosca e garantisca i diritti di chi lavora, dovunque lo si faccia, qualunque sia il datore di lavoro, qualunque sia il tipo di lavoro svolto.
La stagione dei diritti può rendere il Paese migliore, può far entrare la Costituzione anche laddove è ancora negata, può dare risposte a tanti uomini, a tante donne, a tanti bambini nella vita insieme, in famiglia, al lavoro.
Sono battaglie vere che meritano di essere affrontate con grande determinazione, come furono quelle per lo Statuto dei lavoratori del 1970, come furono quelle per il divorzio e per l’aborto… battaglie giuste oggi come allora che ci chiamano tutti in causa. Che vanno vinte.