La lega Spi-Cgil del quartiere Savena, a Bologna, porta i liceali italiani sui banchi delle medie per aiutare i loro quasi coetanei stranieri.

manimani3Bruna quasi si commuove a parlare dei “suoi ragazzi” E come potrebbe essere altrimenti? Ragazzi e ragazze bolognesi di quarta liceo che impegnano il loro tempo ad aiutare dei quasi coetanei stranieri a preparare l’esame di terza media. Parlano, scherzano, fanno amicizia: e insieme ci fanno intravedere un’Italia diversa e migliore di quella in cui viviamo.

Bruna Minardi per la lega Spi di Bologna Savena ha messo in piedi un progetto che in questi ragazzi incarna proprio una delle idee chiave del sindacato pensionati: le generazioni che si parlano, che si aiutano, che costruiscono insieme un nuovo “patto” per vivere meglio. In questo caso è la generazione dei nonni a far dialogare i più giovani.

All’inizio, parliamo di sei anni fa, la sollecitazione che arriva allo Spi dalla commissione scuola del quartiere Savena è quella di aiutare i ragazzi che arrivavano da tutte le parti del mondo e che avevano bisogno di un sostegno. Non stiamo parlando però solo di una piccola, per quanto preziosa, storia di quartiere. Perché Bruna (in un suo articolo sulla Spinta, il giornale dello Spi di Bologna) ci tiene a citare una risoluzione del Parlamento europeo: “Se i ragazzini immigrati – scrive Bruna parlando della situazione già qualche anno fa – non frequentano classi miste con gli italiani questo causa e causerà in avvenire una maggiore disparità che non faciliterà né l’integrazione né l’inserimento lavorativo e sociale dei nuovi cittadini”.

L’Emilia-Romagna è tra le prime regioni italiane per presenza di studenti immigrati e la questione finisce per riguardare tutti, italiani e stranieri insieme. E l’unico modo per evitare che i contrasti inevitabili finiscano in episodi di razzismo e bullismo è parlarsi. “Il ragazzo immigrato – scrive ancora Bruna citando la risoluzione europea – non deve essere solo aiutato ma considerato nella sua irriducibile umanità uguale a quella di tutti noi”.

“Queste considerazioni – continua raccontando l’esperienza del quartiere Savena – le troviamo nei brevi resoconti in cui Sara, Francesco, Carolina, Beatrice e Giulia hanno raccontato le loro testimonianze”.

Il progetto iniziale era non solo di aiutare gli studenti stranieri ad apprendere la lingua italiana, ma anche di introdurli alla conoscenza della storia italiana, di materie come geografia, scienze, matematica. Bruna pensa subito al liceo scientifico Enrico Fermi, anche perché sa che il preside è una persona molto sensibile a questi problemi. Con il preside concorda che, dopo le feste di Natale, attraverso il giornalino interno della scuola si sarebbe chiesto ad alcuni ragazzi di rendersi disponibili per andare uno o due pomeriggi alla settimana per un periodo di due mesi in una scuola pubblica dove, accanto a educatori dell’Arci e di altre strutture, avrebbero potuto incontrare e aiutare i ragazzi immigrati.

Ogni anno cinque ragazzi di quarta liceo (in quinta sono infatti troppo occupati a prepararsi per l’esame di maturità) hanno deciso di fare questa esperienza. Insieme hanno fatto amicizia, si sono messi a loro volta nel ruolo di insegnanti, soprattutto hanno avuto uno scambio reciproco, come avviene a chiunque faccia volontariato. E alla fine è arrivata anche l’occasione per una pizza insieme per festeggiare.

“Questa esperienza mi ha accresciuta – scrive una ragazza nel suo resoconto finale – nonostante la fatica perché a volte i ragazzi avevano poca voglia di imparare siamo stati ripagati con la loro gioia di vivere e la loro ingenuità. Spero di avere trasmesso a loro qualcosa e di essergli stata di aiuto… questo progetto è stato anche un momento di divertimento e sono stata felice di questa opportunità”.

Insieme alla lega Spi Savena hanno partecipato al progetto l’associazione interculturale Polo Interetnico, la Scuola di Pace e il coordinamento donne Spi di Bologna.