Il DM 77 definisce anche gli ospedali di comunità, che sono strutture intermedie tra l’assistenza domiciliare e l’ospedale (e fanno parte della rete di Assistenza territoriale). In pratica sono un “ponte” tra servizi territoriali e ospedali al servizio di tutte quelle persone che hanno bisogno di un’assistenza sanitaria che non è possibile ricevere a domicilio ma al tempo stesso non hanno necessità di essere ricoverate in un reparto specialistico dell’ospedale.
Gli assistiti possono provenire da una struttura ospedaliera e quindi sono prevalentemente pazienti con una patologia cronica che clinicamente possono essere dimessi dagli ospedali ma non sono ancora in condizione di essere adeguatamente assistiti a casa. Oppure possono essere pazienti cronici o in condizioni comunque di fragilità provenienti dal proprio domicilio.
Gli Ospedali di comunità sono quindi uno strumento di integrazione tra ospedale e territorio e di continuità delle cure. Le cure vengono erogate sulla base di una valutazione multidimensionale della persona da assistere, che si concretizza in un piano di cura integrato e individualizzato.
Gli Ospedali di comunità possono essere collocati all’interno delle Case della salute, oppure possono essere costituiti attraverso la riconversione di posti letto già esistenti nelle strutture sanitarie, che vengono inseriti all’interno del nuovo modello organizzativo.
L’organizzazione dell’Ospedale di comunità prevede moduli assistenziali di 15-20 letti affidati a un responsabile infermieristico. La responsabilità clinica è affidata a un medico o al medico di famiglia e l’assistenza è garantita nelle 24 ore da infermieri presenti continuativamente e coadiuvati da operatori socio-sanitari e quando è necessario da altri professionisti.
La degenza media è tra i 20 e 30 giorni e viene stabilita in base alle valutazioni effettuate e agli obiettivi stabiliti nel piano di cura. Non è previsto il pagamento di ticket.

TORNA ALL’INDICE