Diciamolo con franchezza: è curioso festeggiare l’8 Marzo nel mezzo di una spirale di cultura regressiva che si insinua, cresce, si autoalimenta.

In una recente sentenza, la Corte d’Appello di Bologna ha dimezzato la pena inflitta ad un femminicida, riconoscendo attenuanti legate alla “tempesta emotiva” determinata dalla volontà della vittima di interrompere la relazione: torna il “Divorzio all’italiana”.

Le sentenze si accettano, ma questa segna un crinale che rischia di sancire la nuova stagione “culturale”, che ci riporta indietro negli anni.

In un libro di testo per la Scuola Elementare, alla domanda “cosa fanno la mamma e il papà”, gli autori hanno indicato questa risposta: “la mamma cucina e stira, il papà lavora e legge”… pieni anni cinquanta!

Nel frattempo, si moltiplicano i messaggi, le dichiarazioni, i tweet sessisti e coinvolgono nel bene e nel male cantanti, calciatori, attori, giornalisti in una sorta di orgia revanscista (si diceva così, una volta…), certamente spinta da nuove frontiere della politica del cambiamento, di cui il ddl Pillon è l’esemplificazione più “alta”.

Qui siamo: e allora l’8 marzo non è poi una festa solo rituale e non riguarda solo le donne (alle quali Passaparola fa i propri auguri!)…

Bologna, 8 marzo 2019