Editoriale di Raffaele Atti, Segretario generale Spi-Cgil Emilia-Romagna

Possiamo dire che anche il XIII Congresso dello Spi dell’Emilia-Romagna è stato un bel congresso. Con alle spalle 762 Assemblee congressuali, 271 congressi di Lega, e gli 11 congressi territoriali, i 315 delegati sono stati protagonisti attenti dei tre giorni in cui si è svolto, garantendo una partecipazione elevata alle sedute (solo assenti giustificati dalla pandemia o da altre malattie stagionali), partecipando al dibattito in sala e nelle commissioni, seguendo gli interventi degli ospiti e la tavola rotonda organizzata alla fine del dibattito. E poi dando prova di una forte coesione che si è espressa nella alta partecipazione al voto sugli organismi dirigenti e sul documento conclusivo: oltre il 90% i votanti, e oltre il 96% i voti favorevoli sia nel voto palese sul documento che nel voto segreto sugli organismi dirigenti.
Il percorso è stato lungo, partito in tarda primavera con la riunione dei gruppi dirigenti, interrotto dalle elezioni politiche del 24 settembre, e la sua ripresa, con l’avvio delle assemblee ad ottobre, ha intrecciato la mobilitazione con la quale la Cgil ha contrassegnato questo autunno concluso con gli scioperi generali regionali di Cgil e Uil della seconda settimana di dicembre e la manifestazione nazionale dello Spi, del 16 dicembre, contro il taglio della rivalutazione delle pensioni.

UN CONGRESSO DI LOTTA
Si era detto che sarebbe inevitabilmente stato un congresso di lotta. E così è stato.
Anche per questo lo sforzo organizzativo che i gruppi dirigenti, di Lega e dei territori, hanno compiuto è stato straordinario. Anche perché in tutti gli appuntamenti di mobilitazione lo Spi dell’Emilia-Romagna ha fatto la sua parte.
Il dato della partecipazione ai congressi di base va letto anche luce di questi dati.
C’è stata una flessione importante nella partecipazione. Era in parte attesa, dopo un biennio di distanziamento e in una fase di perdurante contagio della pandemia, che per gli anziani è sempre un motivo di cautela e di preoccupazione. Ma ci siamo detti che bisognerà capirne le cause più in profondità perché il dato non è uniforme. In ogni caso gli oltre 25.000 partecipanti sono un capitale di partecipazione e militanza da cui ripartire. Nelle assemblee abbiamo avuto riscontro che chi è venuto voleva discutere, di bollette, di pensioni e di costo della vita, di liste d’attesa e di medici di medicina generale che mancano in tante aree interne, del peso per le famiglie della non autosufficienza. Ma anche, da militanti, delle loro preoccupazioni per la democrazia del paese, per il futuro dei giovani, per le divisioni, gli errori e le omissioni dei progressisti che hanno permesso la vittoria della destra alle elezioni politiche del 25 settembre. I congressi di Lega e territoriali sono stati ovunque occasione di rafforzamento dei legami con il territorio. Tanti interventi dei rappresentanti delle istituzioni e dell’associazionismo hanno testimoniato il riconoscimento che lo Spi è un interlocutore riconosciuto nei territori nel suo ruolo di rappresentanza e per il suo impegno al servizio degli anziani, per la qualità delle sue proposte e per l’incisività delle sue iniziative.
Per la prima volta da molti anni un documento di minoranza ha avuto un risultato significativo in alcune realtà territoriali e ha portato il dato regionale oltre il 3%. Anche questo è stato un elemento di arricchimento del pluralismo dello Spi vissuto da tutti in maniera costruttiva sia nei territori che nel congresso regionale.

IL PATTO TRA GENERAZIONI
Del contributo che lo Spi dell’Emilia-Romagna ha voluto portare al congresso della Cgil, che abbiamo portato a sintesi nella parola d’ordine “Un nuovo Patto tra le generazioni” e delle sue ragioni, questo giornale ha già parlato nel numero di gennaio ed è stato l’oggetto sia della relazione al Congresso che di una specifica tavola rotonda che ne ha approfondito alcuni profili: tendenze demografiche, disuguaglianze generazionali nel mercato del lavoro, questioni previdenziali, la crisi della scuola come ascensore sociale. Ora è consegnato al gruppo dirigente uscito dal congresso l’impegno a tradurre questa proposta in un programma di lavoro in grado di conquistare il consenso necessario a renderla perseguibile.

Di questo “patto” gli obiettivi di riforma del welfare saranno la cartina di tornasole. In questo senso il programma di lavoro dovrà incrociare la nostra iniziativa per il riconoscimento della difesa del potere d’acquisto delle pensioni, riconquistando un efficace meccanismo di perequazione, aumentando la 14ma e allargandone la platea dei beneficiari, e per superare la discriminazione fiscale che tartassa i redditi dei pensionati, e quella per la conquista di risposte ai temi dell’accessibilità ai servizi sanitari e sociosanitari: dalle liste d’attesa ai servizi per le persone non autosufficienti.
La presenza del Presidente della Regione Bonaccini che ha portato il suo saluto istituzionale al Congresso, e quella degli assessori ai servizi sociali e alle politiche abitative, ha permesso di dare risalto alle piattaforme su cui siamo unitariamente impegnati e che coinvolgono direttamente la responsabilità della Giunta regionale: quella per contrastare il divario digitale, e quella per la qualificazione e lo sviluppo dei servizi per gli anziani non autosufficienti nell’ambito del percorso che approderà al nuovo Piano Sociale e Sanitario regionale e attraverso il rinnovo dell’accreditamento dei servizi sociosanitari, i nostri obiettivi sulle politiche abitative.

SINISTRA E LAVORO
Temi sui quali ci è stato ancora una volta confermato il metodo del confronto e di partecipazione delle forze sociali che caratterizza, da decenni, il Governo della nostra Regione, che ha saputo resistere alla tentazione della “disintermediazione” quando andava di moda, e che vive ora nella gestione del “Patto per il lavoro e il clima” sottoscritto all’inizio della legislatura.
Il Segretario Generale della Cgil dell’Emilia-Romagna Massimo Bussandri ha dato un contributo importante, sia nel rafforzare il quadro di riferimento economico, sociale e politico regionale in cui si sviluppa l’iniziativa della Cgil dell’Emilia-Romagna, anticipando temi che sarebbero poi stati all’attenzione del Congresso Regionale. Da un lato rivendicando i risultati, per la condizione materiale dei lavoratori, e per una crescita fondata sulla qualità del lavoro, sul riconoscimento dei diritti, sul contrasto alle disuguaglianze e sul rispetto della legalità, degli accordi e protocolli attuativi del Patto per il lavoro e il clima e la loro proiezione nella iniziativa futura.
Dall’altro raccogliendo la nostra preoccupazione che la Cgil nella sua autonomia, che non è mai stata in discussione, non riconoscesse che la crisi del rapporto tra sinistra e mondo del lavoro ci riguardava direttamente come ipoteca alla possibilità di uno sbocco compiuto delle istanze di trasformazione sociale sottese al nostro Programma fondamentale e alle nostre rivendicazioni, e che quindi anche la Cgil come tale, non solo i suoi singoli militanti, fosse chiamata a dare un contributo affinché la sinistra recuperasse una funzione di visibile rappresentanza politica del lavoro.

L’INTERESSE GENERALE
Infine il Segretario generale dello Spi, Ivan Pedretti, ha concluso il Congresso riconoscendo la qualità del dibattitto che si era svolto e ha sviluppato ulteriormente la riflessione sul ruolo dello Spi nella società italiana, la sua funzione di sindacato generale dei pensionati portatore delle istanze dei pensionati e della popolazione anziana alla costruzione di quell’interesse generale che qualifica la natura confederale della Cgil, rivendicando le mobilitazioni effettuate e anche i risultati ottenuti. Proprio durante il Congresso è giunta la notizia che il Governo ha finalmente varato il Ddl delega sulla non autosufficienza riprendendo in larga misura il Ddl lasciato in eredità dal Governo Draghi.
Il Segretario Generale ha quindi anticipato i terreni sui quali lo Spi con il suo Congresso Nazionale avrebbe inaugurato una nuova stagione di protagonismo nelle battaglie per la condizione degli anziani e il riconoscimento del loro ruolo nella società. Ha infine rivendicato il ruolo dello Spi nel consolidare la ricomposizione unitaria con cui si era concluso il XVIII Congresso nazionale della Cgil e rivendicato la necessità di un salto di qualità nel riconoscimento del ruolo dello Spi come sindacato generale dei pensionati anche dentro la Cgil, nella necessità di una maggior centralità delle tematiche portate e di un significativo avanzamento nei rapporti politici e organizzativi tra Spi e Cgil ai vari livelli. Terreni di confronto posti alla Cgil in vista del Congresso Nazionale che si svolgerà a Rimini alla metà di marzo.
Sì, è stato proprio un bel Congresso, merito dell’abnegazione con cui hanno lavorato le compagne e i compagni dedicati alla organizzazione diretti da Enzo, e del buon lavoro svolto dalla Commissione politica sapientemente diretta da Daniela con Marzia e Patrizia.
Non si può tacere l’umana soddisfazione per la conferma alla carica di Segretario generale dalla Assemblea Generale Regionale con una ampia maggioranza dei votanti.
Un voto che carica di una forte responsabilità, che ho sentito mentre tutti assieme in piedi intonavamo l’Inno dei lavoratori, un inno antico, che ci parla di un obiettivo tanto moderno come è quello del “riscatto del lavoro”.