Editoriale di Raffaele Atti, segretario generale Spi-Cgil Emilia-Romagna

Quest’anno il 25 aprile si è celebrato in un clima incandescente per il permanere del rifiuto della Presidente del Consiglio di riconoscere l’antifascismo come il valore fondante la Repubblica nata dalla Resistenza e la sua Costituzione. Un rifiuto che si è accompagnato a episodi di esercizio del potere di chiara impronta autoritaria, come le manganellate a studenti inermi a Pisa, Firenze e Roma o la censura verso il monologo televisivo dello scrittore Scurati, le querele minatorie verso intellettuali critici e giornalisti, mentre si accelerano le riforme che più contrastano con l’ordinamento democratico della Carta:

  • l’autonomia differenziata che spaccherebbe il Paese allargando le disuguaglianze già drammatiche tra Nord e Sud, e impedendo di attuare l’articolo 3 della Costituzione che dice che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
  • il premierato, che supera il carattere parlamentare della Repubblica, scardina l’equilibrio dei poteri accentrandoli nelle mani del Presidente del Consiglio, e che non esiste in nessuna democrazia al mondo;
  • la riforma della giustizia che attenta all’autonomia della magistratura per limitarne la funzione di controllo di legalità sulla politica.

L’ampia partecipazione alle manifestazioni per la Festa della Liberazione ha dunque un significato chiaro della forza partecipativa che ancora si frappone alla deriva autoritaria imboccata dall’azione di governo. Un’azione di contrasto che si salda con la mobilitazione sindacale proclamata da Cgil e Uil che chiede una svolta nella politica economica e sociale del Governo, del tutto inadeguata a dare risposta al dramma del lavoro. Un dramma fatto di aumento dei morti sul lavoro, di salari e pensioni falcidiati dall’inflazione, di lavoro reso povero dalla precarietà e dal rifiuto di rinnovare i contratti.

In questa azione si colloca l’iniziativa della Cgil impegnata alla raccolta delle firme per promuovere 4 referendum con i quali si intende denunciare l’insostenibilità della condizione di precarietà che investe larga parte del mondo del lavoro, soprattutto giovanile e femminile, e che sollecitano le formazioni politiche di sinistra e progressiste a ricostruire una rappresentanza politica del lavoro.

La Presidente del Consiglio ha alzato il livello della sfida cercando di trasformare le elezioni europee in un referendum su di lei. Nell’appello a scrivere “Giorgia” sulle schede dell’8 e 9 giugno, si legge la volontà di anticipare in un plebiscito l’effetto dell’elezione diretta del capo del Governo, ma anche la volontà di offuscare i contenuti della sfida politica e sociale che si gioca in queste elezioni sul futuro dell’Europa.

Ora siamo al dunque ed è per noi motivo di sollievo il segnale che viene dalle liste elettorali delle forze di sinistra, dalle tante candidature che segnano, con la loro presenza, la volontà di imprimere una svolta alla politica Europea in materia di protagonismo per la pace, di difesa della transizione ambientale, di rilancio di un’Europa sociale che difenda il lavoro e rafforzi i sistemi di protezione per renderli adeguati a cogliere la grandi sfide come quelle portate dall’invecchiamento delle persone e dalle migrazioni. E non possiamo che salutare con soddisfazione la decisione del compagno Ivan Pedretti, fino al 15 marzo scorso nostro Segretario Generale dello Spi-Cgil, di accettare la proposta del Partito Democratico di essere candidato alle elezioni europee nella nostra Circoscrizione. La passione, la competenza, la tenacia e il rigore mostrati da Ivan in quasi 50 anni di militanza nella Cgil sarebbero una grande risorsa al servizio dei lavoratori e dei pensionati anche nel parlamento Europeo, per questo lo incoraggiamo con il nostro augurio in questa nuova sfida. A lui possiamo ben dire: tanti auguri compagno!