Lo Spi emiliano-romagnolo (insieme a quello nazionale e ad altri regionali) è impegnato nel sostegno di un progetto innovativo rivolto alle donne indiane più povere
In questi tempi amari in cui tornano a farsi vedere i fantasmi del populismo e del razzismo, la cooperazione internazionale sembra ormai un reperto del passato. La Cgil, contro corrente, continua il suo impegno e il suo rapporto con le aree del mondo più povere; un rapporto che non è certo a senso unico perché da quelle situazioni possiamo imparare molto sulla realtà di un mondo in grande cambiamento.
È il caso del progetto Sewa a cui partecipa anche lo Spi-Cgil dell’Emilia-Romagna. SEWA è l’acronimo di “Self Employed Women Association”, che tradotto alla lettera vuol dire associazione delle donne libere professioniste. Un termine che una volta da noi indicava un lavoro “privilegiato” e che oggi si è ridotto come altre forme di occupazione a sinonimo di precarietà.
Ma qui la realtà non è quella delle nostre città, dei call center o delle redattrici di giornali pagate 20 euro ad articolo, bensì quella dell’India profonda. La Sewa è infatti un’organizzazione di donne indiane, in massima parte provenienti dai settori della cosiddetta economia informale, che svolgono una varietà di attività che vanno dalle vendite in strada alla raccolta di rifiuti, dalle confezioni ai ricami, alla produzione delle sigarette beedis e molto altro ancora.
Sewa rappresenta un’esperienza molto speciale nel suo genere sia per la composizione della sua rappresentanza esclusivamente femminile che per la struttura molto articolata: cooperative, una banca che facilita il microcredito, servizi distribuiti capillarmente sul territorio per l’accesso ai beni essenziali.
Il lavoro informale costituisce in India il 92% della forza lavoro (secondo il censimento del 2000 pari a 370 milioni di persone). “Lavoriamo fino alla morte!” dicono le donne della Sewa perché per le lavoratrici informali è assente qualsiasi copertura pensionistica. E una delle azioni del progetto è proprio la formazione verso forme di risparmio che consentano una vecchiaia meno difficile e da attuare sin da giovani. Tra l’altro in India il 64% delle anziane e il 46% degli anziani dipendono totalmente da altri (in genere la famiglia) per tutte le esigenze alimentari, di vestiario, di salute.
Per queste ragioni e per il successo della sua crescita (oltre un milione e mezzo di iscritte) la Sewa è oggetto di studio in molte parti del mondo, sia industrializzato che non.