L’abbiamo visto tutti, con figli e figlie o nipoti, “La sirenetta”, film di animazione Disney e tutti abbiamo ascoltato la colonna sonora che dice…”in fondo al mar, ah che fortuna vivere insieme in fondo al mar!”.

In questi giorni in fondo al mar stiamo vedendo fotografie di cadaveri, uomini, donne, bambini immortalati nell’ultimo gesto di vita abbracciati l’un l’altro le mani tese verso la superficie riversi a testa in giù nella sabbia uomini donne bambini morti così trovati così persone senza nome senza terra ricchi solo della speranza di una vita dignitosa che ha finito per toglierla loro, la vita.

Provate a dare un’occhiata ai giornali campioni della destra italiana, leggete i post del fu ministro in mutande marine, non troverete traccia neppure di quella humanitas che già ai tempi dei Romani richiamava l’etica della fratellanza dell’accoglienza, della accettazione.

E guardate gli occhi di quel bambino colpito dagli effetti delle bombe Turche (Turche? Olandesi, piuttosto e Norvegesi e Finlandesi e Tedesche e Francesi e Italiane e Russe e Americane): non c’è pelle intorno al viso disfatta da chissà quale sostanza, solo occhi grandi sbarrati spalancati in un vuoto senza perché chiedono risposte e non le avranno.

Bologna, 17 ottobre 2019