Qualcuno li descrive come orpelli, zavorre che succhiano risorse alla comunità e ai giovani in particolare. Qualcuno ha espresso una malcelata soddisfazione nelle prime settimane di pandemia Covid-19, “muoiono solo gli anziani”. Poi, quando ci lasciano, scopriamo il contributo insostituibile che hanno dato alla comunità e al Paese, scopriamo persone grandi che lasciano alle proprie spalle non solo memoria e ricordi, ma fatti concreti, gesti, opere che hanno segnato la storia e che non si cancellano.
Mauro Mellini aveva 100 anni esatti: protagonista di quella stagione di lotte per la conquista di libertà civili che contrassegnò l’iniziativa del Partito Radicale negli anni Settanta e che portò al divorzio, all’aborto, a una nuova consapevolezza laica nel Paese.
Carlo Flamigni aveva 87 anni: medico, ginecologo, politico. Pioniere delle lotte per le libertà delle donne, divorzio, aborto, fecondazione assistita, anticoncezionali: una vita controcorrente oltre la morale comune.
Ennio Morricone aveva 92 anni: musicista, compositore, straordinario interprete di decine di film, premio Oscar 2 volte. Tutto il mondo lo saluta e lo riconosce come un maestro. E la sua musica vola sul mondo.
Vite eccellenti, certo. Ma non c’è bisogno di essere maestri, per vivere vite importanti, che consegnano un patrimonio prezioso a chi resta.
Sono anziani, i nostri anziani e meritano riconoscenza e rispetto sempre.
Bologna, 7 luglio 2020