di Giulia Viviani
Per la Giornata della Memoria 2023 lo Spi-Cgil di Parma ha promosso un’iniziativa aperta alla cittadinanza, nata dal ritrovamento negli archivi della Camera del Lavoro, e in particolare del patronato Inca, di faldoni contenenti documentazione relativa alle deportazioni per lavoro coatto durante la Seconda guerra mondiale. In quel periodo, infatti, gli italiani sperimentarono numerose forme di prigionia e di deportazione: razziale, politica e militare. Centinaia di migliaia di uomini e di donne, catturati sui fronti di guerra o rastrellati nelle città e nelle campagne, furono inviati nei campi e nelle fabbriche del III Reich come manodopera schiavile, per sostenere lo sforzo bellico tedesco. Il numero più cospicuo, e per certi versi meno noto, era composto dagli Internati militari italiani, soldati catturati dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. A questo “esercito di schiavi” si sommavano altre migliaia di civili, catturati dai nazifascisti e destinati al lavoro forzato. Il tema dei lavoratori coatti era già emerso nell’iniziativa per la Giornata della Memoria dello scorso anno, quando lo Spi promosse una conversazione sul tema tra i giovani dell’Unione degli Universitari e i ricercatori dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Parma: fu in quell’occasione che i compagni del sindacato pensionati si ricordarono dei faldoni presenti negli archivi, riportanti le diciture “ricorsi deportati” “indennizzo ex deportati in Germania”.
“Quei faldoni – spiega Nadia Ferrari della segreteria dello Spi di Parma, già direttrice dell’Inca- non potevano rischiare di andare dispersi perché oltre a raccontare vite stravolte e sofferenze ci dicono anche della forza e della missione del sindacato, ovvero la tutela dei lavoratori, dei pensionati, l’attenzione ai diritti; raccontano anche la capacità di attivare quella grande macchina organizzativa che la Cgil sa mettere in campo quando occorre”. Lo scopo del lavoro congiunto di Inca e Spi era raggiungere e aiutare i potenziali beneficiari degli indennizzi previsti dalla Legge tedesca del 12 agosto 2000 che ha istituito un Fondo federale di 10 miliardi di marchi, “per l’indennizzo di vittime di lavori forzati o ridotte in condizioni di schiavitù durante il regime nazista”. Nei primi anni 2000 dunque, i collaboratori del Sindacato Pensionati, sulla base di elenchi forniti dal Patronato Inca, contattarono i superstiti della nostra provincia per invitarli a portare documenti e prove attestanti l’esperienza ai lavori forzati. Un lavoro impegnativo per gli interessati e i pensionati, perché oltre alla difficoltà di reperire materiale di quasi 60 anni prima, andava a riaprire ferite che quasi tutti avevano cercato di relegare nella parte più nascosta della loro mente e del loro cuore, e che non potevano lasciare indifferenti chi raccoglieva le informazioni. Alla fine, la molteplicità delle casistiche e la complessità delle norme e dei documenti richiesti fece sì che pochissimi fossero indennizzati, ovunque, non soltanto nella provincia di Parma.
Ma l’enorme mole di materiale raccolto acquista oggi un nuovo valore, grazie al lavoro dei ricercatori dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea che hanno potuto tracciare una panoramica del fenomeno della deportazione per lavoro coatto nel territorio parmense: “I 217 fascicoli – ha spiegato lo storico Domenico Vitale – riguardano 189 internati militari e 28 lavoratori coatti e raccontano principalmente le attività lavorative svolte durante il periodo di internamento. I primi sono stati destinati principalmente all’industria bellica che comprendeva la produzione di armi ma anche le estrazioni in miniera, in poche parole i lavori più pesanti, accompagnati da penuria di cibo e rischio bombardamenti. I secondi invece hanno lasciato memorie più complete, abbiamo trovato addirittura la fotocopia di un taccuino originale dell’epoca. Questo perché i lavoratori coatti nel Dopoguerra sono stati a lungo ignorati: la loro situazione era più ambigua perché in molti casi venivano costretti a firmare dei contratti di lavoro e questo per lungo tempo ha gettato su di loro un sospetto di collaborazionismo. La legge tedesca del 2000 ha aperto anche per queste persone uno spazio di riconoscimento sia economico che di memoria”. Particolarmente toccante è stata la presenza all’incontro organizzato per la Giornata della Memoria di diversi parenti, figli e nipoti, di internati militari e lavoratori coatti. Alcuni hanno comprensibilmente scelto di rimanere in silenzio, ma in molti hanno voluto arricchire il dibattito con la loro testimonianza, raccontando altri pezzi di vita e di storia di chi è tornato a casa con un enorme fardello, e di chi non è tornato e vive solo nei ricordi di famiglia. A tutti loro, indistintamente, va la gratitudine dello Spi Cgil di Parma.