(coord. donne Spi Reggio Emilia)
In Veneto e nelle Marche (governate rispettivamente da Lega e FdI) è già da alcuni anni in vigore una legge che obbliga al seppellimento dei feti, indipendentemente dal consenso della donna.
Li chiamano “il giardino degli angeli”. Il senatore Luca De Carlo (FdI) ha già annunciato che, se rieletto, proporrà l’estensione a livello nazionale di questa norma.
A sentire le dichiarazioni ufficiali, nessuno parla di abolire la legge sull’aborto, ma già oggi in gran parte d’Italia il diritto di scelta delle donne è messo in discussione dall’elevato numero di medici e anestesisti obiettori di coscienza.
Dietro l’ambigua affermazione di voler applicare per intero la legge 194, si nasconde invece la volontà di voler interferire pesantemente sulle valutazioni delle donne al momento della scelta attraverso l’intervento dei CAV (Centri Aiuto alla Vita).
Ed è estremamente preoccupante la vicinanza delle forze politiche di destra a politici come Orbàn. Di recente, infatti, il ministro dell’Interno ungherese Sándor Pintér, ha firmato un decreto che obbliga i medici a fornire alle donne che vogliono interrompere la gravidanza, la prova «chiaramente identificabile delle funzioni vitali del feto». Prova data dal battito fetale o da un’ecografica cardiaca.
Questi sono solo alcuni dei segnali che registriamo, ma se si ascolta e si legge attentamente tra le righe molti sono i diritti civili a rischio dietro lo slogan “Dio, Patria, Famiglia”… quale dio? quale patria? quale famiglia?
Se osserviamo con attenzione i programmi dell’intera coalizione di centro destra tutta la sfera dei diritti di cittadinanza è sotto scacco: così come è in pericolo l’autodeterminazione e il diritto di scelta delle donne rispetto alla maternità, così è sotto scacco il riconoscimento della differenza di genere e di tutte/i coloro con diverso orientamento sessuale (nessuna traccia di una legge che contrasti l’odio verso le persone LGBTQ, com’era stato il ddl. Zan); è assente qualsiasi proposta di una legge sul fine vita, così come sono a rischio i diritti di cittadinanza per i migranti e nessuna proposta di abolizione della legge Bossi Fini.
Come già in precedenti occasioni, ribadiamo che dai diritti e dalle libertà delle donne si misurano i diritti e le libertà di tutti.
Per queste ragioni, riteniamo che sia giusto condividere le nostre riflessioni non solo tra le compagne del Coordinamento Donne ma con la categoria intera.
Il 25 settembre siamo chiamati alle urne e, come affermato chiaramente dal nostro segretario generale Maurizio Landini al di là delle strumentalizzazioni giornalistiche, noi della CGIL siamo autonomi dai partiti ma sicuramente non indifferenti ai contenuti che vengono proposti e ai programmi elettorali.
In ogni programma elettorale, si delinea un modello di società ed è su quello che siamo chiamati ad esprimerci.
Buon voto a tutte/i!

Barbara Vigilante
Maria Nella Casali
Coordinamento Donne Spi-Cgil Reggio Emilia