Bruno Pizzica, segretario generale Spi-Cgil Emilia-Romagna
La carta dei diritti è la proposta e l’impegno che la Cgil avanza e sosterrà in una prospettiva di tempo medio, per introdurre nell’agenda del Governo, della politica, del Paese un tema cruciale e che non può essere considerato puramente surrettizio e quindi marginale.
Lo strumento di questo percorso, è la proposta di Nuovo statuto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici: un testo complesso e impegnativo assunto dal Direttivo nazionale della Cgil il 14 dicembre scorso, praticamente all’unanimità. Su questa proposta, dal 18 gennaio al 19 marzo, in tutti i posti di lavoro pubblici e privati, in tutte le leghe dello Spi, si terranno assemblee di consultazione straordinaria degli iscritti con l’obiettivo di coinvolgere nella discussione centinaia di migliaia di lavoratori, lavoratrici, pensionati, pensionate.
Il testo dello Statuto, una volta validato dalle assemblee, diventerà un disegno di legge di iniziativa popolare sul quale raccoglieremo le firme per la presentazione in Parlamento. A tutti coloro che saranno consultati, si chiederà di approvare non solo lo Statuto, ma anche di conferire mandato al direttivo nazionale per la presentazione di referendum abrogativi di punti emblematici della dinamica regressiva che ha investito in questi anni il Lavoro: l’abolizione dell’articolo 18 e la norma che prevede la derogabilità dei contratti nazionali, innanzitutto.
Una proposta che va oltre lo Statuto del 1970 e pone un obiettivo ambizioso: riunificare all’interno di un monte diritti riconosciuto a tutti, l’intero mondo del lavoro, indipendentemente dal tipo di contratto o dai compiti che si svolgono o dalle imprese da cui si dipende. Dunque uno Statuto che tuteli il lavoro dipendente classico, quello a tempo determinato, il precariato, ma anche le forme spurie di lavoro autonomo, dalle partite Iva alle imprese individuali. Una operazione di grandissimo valore che nasce da due considerazioni: dalla crisi non si esce solo con meccanismi finanziari o scaricandone tutto il peso sul lavoro. Questa strada, largamente perseguita, porta tutt’al più ad una attenuazione dei suoi effetti ma non è in grado di bloccarla e di rimettere in moto crescita e sviluppo strutturali, se non altro perché induce le aziende a competere al ribasso, senza proporre investimenti, senza puntare sulla innovazione.
La seconda considerazione attiene a quello che è successo in Italia negli ultimi anni, quando la legislazione e le scelte politiche sono state piegate tutte all’interesse delle imprese, senza ricavarne alcun vero valore aggiunto; il diritto del lavoro è stato mortificato nella sua stessa missione originaria, riequilibrare il rapporto di forza impari tra chi da lavoro e chi ne ha bisogno: i Governi di questi anni hanno fatto l’esatto contrario, sostanzialmente “liberando” il potere degli imprenditori e affidando al mercato il compito di auto-regolarsi, in un sistema di fortissimo indebolimento dei diritti dei lavoratori. L’eliminazione di fatto dell’articolo 18, l’abolizione dell’obbligo di motivazione per i contratti a tempo determinato, gli stessi contratti a tutele crescenti ma senza garanzie di mantenimento del posto di lavoro, il demansionamento… sono esempi emblematici. I risultati sono evidenti: precariato, disoccupazione, giovani in fuga non solo per la mancanza del lavoro in quanto tale, ma per la mortificazione delle condizioni di lavoro che subirebbero nel nostro Paese, a partire dalla remunerazione.
La proposta del nuovo Statuto sceglie un’altra direzione. Per questo è fondamentale chiamare al confronto l’opinione pubblica, le Istituzioni, la scuola, la politica. Sul tema “diritti di chi lavora” vogliamo sentire l’opinione di tutti, a partire dalla politica di centro-sinistra. E quindi non solo assemblee con gli iscritti, ma confronti, convegni, attivi… una discussione di massa.
Qui c’è un punto politico forte: restituire valore alla partecipazione democratica, nei tempi dell’uomo solo al comando, delle oligarchie che decidono. Noi chiediamo alle persone di dire come la pensano su un tema cruciale per tutti. Infine il nostro coinvolgimento, quello dei pensionati e delle pensionate: c’è una ragione “storica”, propria di una generazione che ha conquistato i diritti del lavoro, con lotte sacrifici testardaggine; e c’è una ragione di drammatica attualità: il mercato del lavoro, l’andamento dell’economia, le scelte politiche rischiano di non garantire più il sistema previdenziale del nostro Paese e il patto di solidarietà tra chi lavora e chi non più.
Dunque una proposta importante, fondamentale per il Paese nel suo insieme: una sfida che la Cgil lancia anche a se stessa, alla sua capacità di sostenerla e di farla vivere nella consapevolezza che per vincerla ci sarà bisogno di tutti.