di Bruno Pizzica, segretario generale Spi-Cgil ER
Amatrice, Arquata del Tronto, Accumoli, le loro frazioni sono paesi piccoli, antichi, luoghi di vita comune, vita semplice ai piedi delle montagne, lontani dai flussi di traffico, legati alle tradizioni, ai posti, alle persone. Luoghi colpiti a morte e la memoria non cancellerà quei terribili secondi: anche per questo ricostruire è un imperativo categorico. Ricostruire proprio là dove tutto è crollato nella notte del 24 agosto, farlo in fretta, ripristinare la vita: le scuole innanzitutto che segnano la vitalità di una comunità, le case, le strutture sanitarie i centri sociali le strutture sportive… l’Hotel Roma, quello della migliore amatriciana. Vasco Errani, Commissario straordinario, è uomo competente, politico accorto, capace di ascoltare e decidere. Noi daremo tutto l’appoggio necessario: in questi giorni parte una raccolta fondi straordinari tra tutti i pensionati e le pensionate e daremo conto dell’utilizzo delle somme, euro per euro, come per il terremoto dell’Emilia.
Ci muoveremo con le comunità e le istituzioni del luogo, proporremo gemellaggi tra nostre leghe e quelle dei Paesi colpiti. Solidarietà, partecipazione, relazioni sono i nostri obiettivi e il nostro impegno.
Siamo convinti che alla stagione della rottamazione debba subentrare quella del fare insieme, dei grandi obiettivi, del coinvolgimento. È importante che si sia aperta una procedura di concertazione sull’operazione “Casa Italia”, per andare oltre l’emergenza e lavorare ad un grande progetto di messa in sicurezza del territorio. L’esatto contrario di quanto avvenuto fino ad oggi. Renzi avverte l’isolamento crescente nel quale è venuto a trovarsi, deve cambiare passo e modalità nelle relazioni con le parti sociali. “Casa Italia” è un segnale in questa direzione, il confronto sulle pensioni è un ulteriore esempio di inversione di tendenza.
Il tavolo dovrebbe concludersi il 21 settembre e vedremo gli esiti definitivi. Ci sembra che alcuni nodi si possano sciogliere, per i pensionati ma anche per chi è ancora al lavoro. L’allargamento della platea di chi può fruire della quattordicesima, fino alla soglia dei 13.000 euro annui, rappresenta un buon risultato in linea con le nostre rivendicazioni ed è importante che resti legata ai contributi versati e quindi al lavoro effettivamente svolto. Allo stesso modo il definitivo e totale superamento della differenza con gli altri contribuenti sulla no tax area, che viene alzata fino agli 8.140 euro, è un ulteriore tassello delle nostre richieste. Resta aperto il tema perequazione, con l’intesa di approfondirlo ulteriormente e l’impegno per cui comunque dal 1.1.2018, si ripristini quanto meno il sistema precedente al blocco. Soluzioni positive dovrebbero essere state costruite per il problema degli esodati, per il ricongiungimento gratuito di contributi versati in diverse casse previdenziali, del riconoscimento di alcuni lavori “faticosi”, mentre resta aperto il punto che riguarda l’introduzione di meccanismi di flessibilità in uscita. Il Governo pensa alla cosiddetta APE (Anticipazione della Pensione), con una formula di tipo finanziario sulla quale la Cgil ha espresso il proprio dissenso. Poi c’è il nodo vero della riforma Fornero: il futuro previdenziale dei giovani e su questo bisognerà insistere e mobilitarsi, per evitare una vera e propria emergenza sociale annunciata. Sullo sfondo la strettoia del referendum costituzionale: ma di questo potremo ragionare prossimamente.