È stata un’iniziativa che ha voluto aprire una fase di presenza, nelle modalità e con le regole proprie della nostra organizzazione, nella campagna elettorale per le elezioni al Parlamento Europeo che si terranno il 9 giugno e per promuovere una partecipazione consapevole dei pensionati al voto.
“Una partecipazione che riteniamo importante da molti punti di vista – ha detto nell’introduzione Raffaele Atti, segretario generale Spi-Cgil ER – soprattutto perché la conquista democratica del voto universale va difesa praticandola in ogni occasione e lavorando perché le tendenze all’astensionismo vadano indagate nelle loro ragioni e contrastate attraverso un impegno sui contenuti”.
“Per l’Unione Europea, per come la abbiamo immaginata e a volte anche idealizzata, come organizzazione politica sovranazionale in grado di garantire la pacifica convivenza e la cooperazione tra i popoli e gli Stati Europei e di finalizzarla alla realizzazione delle promesse di uguaglianza, solidarietà e inclusione sociale che le Costituzioni che i Paesi fondatori hanno posto alla base del loro ricostituirsi in democrazie politiche nel secondo dopoguerra. Per il ‘modello sociale europeo’ la sfida è davvero esistenziale”.
“Da tempo – ha spiegato Raffaele Atti – c’è consapevolezza che i Paesi Europei sono chiamati a misurarsi con cambiamenti epocali non solo geopolitici, ma anche economici e sociali per fronteggiare i quali la dimensione dei singoli stati europei è insufficiente a mettere in campo politiche in grado di influenzare i processi: si tratti di cambiamenti climatici, dinamiche demografiche e migratorie, sviluppo dell’intelligenza artificiale, deregolamentazione del lavoro in ambito internazionale, aumento del potere delle multinazionali e smisurata crescita delle disuguaglianze tra ceti sociali e aree territoriali. Su questo, dunque, il primo bivio è tra un’Europa che subisce le conseguenze e si adatta, ripiegando le sue ambizioni fino a mettere in discussione la sua stessa esistenza come soggetto politico sovranazionale, e un’Europa che al contrario vuole concorrere a costruire, nella arena mondiale, gli strumenti per governare queste transizioni, e vuole partecipare come soggetto politico, alla definizione degli obiettivi in modo da minimizzare i costi e massimizzare i vantaggi per i propri cittadini”.
Invitati al convegno dello Spi emiliano-romagnolo erano Salvatore Marra, responsabile Cgil per le politiche internazionali, Massimo Bussandri, segretario generale Cgil ER e i deputati europei Brando Benifei (capo della delegazione italiana del Gruppo socialisti e democratici al Parlamento europeo) ed Elisabetta Gualmini, eletta in Emilia-Romagna.
Massimo Bussandri ha posto tre temi all’attenzione: “Il primo è di costruire una politica estera comune europea e quindi mettere in campo un’idea profondamente alternativa rispetto alla competizione sfrenata a cui assistiamo, per esempio, tra Stati Uniti e Cina che poi dà origine a una sorta di Terza guerra mondiale a pezzi e non dichiarata, come l’ha definita Papa Francesco. Il secondo tema è quello delle politiche omogenee sulla questione migratoria, che intreccia la questione demografica perché questo è un continente destinato all’inverno demografico. Ovviamente la vera sfida è se l’Europa vuole continuare a essere un’istituzione di garanzia dei mercati di circolazione dei capitali e quindi assistere passivamente allo smantellamento dello Stato sociale, all’affossamento dei diritti di chi lavora o se invece vuole diventare un’istituzione alternativa a un’idea puramente mercatistica. E quindi un’istituzione che promuove diritti universali, che promuove welfare. Ultimo tema, ma non ultimo per importanza: quindici anni fa mi dicevo che il fascismo nelle sue forme classiche non potrà mai più tornare perché c’è l’Europa che fa da baluardo, mentre adesso è calato il mio livello di certezza rispetto a questo. Soprattutto se osservo quello che sta succedendo in Italia e in Ungheria: se c’è uno spettro che si aggira per l’Europa, come diceva Marx, oggi non è più il comunismo ma è il fascismo”.
Elisabetta Gualmini ha sottolineato le luci e le ombre di questi anni di politica europea: “Ci sono state delle luci perché la risposta dopo la pandemia con questo grandissimo investimento finanziario di Next Generation EU è stato un salto nella storia delle istituzioni europee e devo dire che i fondi arrivati all’Italia insieme alla possibilità di vaccinare centinaia di milioni di persone sono state innovazioni da non sottovalutare, che hanno anche cambiato le regole economiche. Nel frattempo, però ci sono anche ombre nella dimensione esterna dell’Europa, nella debolezza della politica estera. Parlo della fatica dell’Europa a parlare di pace e ad essere presente sui tavoli di pace sia per la guerra in Ucraina che nel Medio Oriente. Su questo dovremo lavorare molto e le prossime elezioni europee rappresentano un bivio tra un’Europa più unita come comunità di destini e invece un’Europa dei sovranismi, dei nazionalismi, della xenofobia che naturalmente è quella che noi non vogliamo”.
Le conclusioni sono state affidate a Ivan Pedretti, segretario nazionale Spi-Cgil: “Bisogna in sostanza costruire un’Europa che sia l’Europa dei diritti, quindi un’Unione Europa che investe sul futuro e sulle protezioni sociali, un’Europa di pace contro le guerre. Per cui c’è bisogno di ridare all’Europa una missione, un sogno: il continente che può dialogare nel mondo con pari dignità con gli Stati Uniti, con l’India, con la Cina. Vogliamo un’Europa più unita e solidale, che abbia più poteri, quindi che abbia un ministero delle finanze, un ministero della difesa comuni e con poteri reali ceduti dagli stati al continente europeo e soprattutto che abbia uno sguardo verso la popolazione, verso i cittadini e i loro bisogni. Un’Europa inclusiva e plurale, che coglie la differenza come valore e non come separazione, che supera i muri e i fili spinati. Un’Europa antifascista, perché bisogna sempre ricordarsi che l’Europa nasce e si sviluppa dopo il nazifascismo e noi dobbiamo rispondere a queste spinte populiste e nazionaliste di destra che sono presenti nel nostro Paese. C’è bisogno che i lavoratori, i pensionati, i cittadini si sentano dentro questo disegno o il rischio è che si veda un’Europa troppo burocratizzata, lontana che non ci dà risposte. Che magari si interroga sulle dimensioni delle zucchine e del prezzemolo quando invece noi abbiamo bisogno di un welfare sociale, di una sanità universale, abbiamo bisogno di una legge sulla non autosufficienza europea per tutti i pensionati. Abbiamo bisogno che i giovani trovino uno spazio di qualità nei processi di innovazione tecnologica, abbiamo bisogno di un’Europa che investe sul sistema pubblico, sulle protezioni sociali, sul nuovo confronto a cui la compatibilità ambientale ci costringe. Insomma, un’Europa in cui ogni stato possa svilupparsi e migliorare le condizioni delle classi sociali”.