No, non siamo nella Silicon Valley ma in Emilia-Romagna. Le nostre start up sono forse a bassa tecnologia ma ad alto tasso di impegno sociale. Progetti innovativi che cercano di proiettare il sindacato pensionati sempre più all’esterno, in un dialogo costante con la società e le generazioni. Ecco come

Bruno Pizzica, segretario generale Spi-Cgil Emilia-Romagna

“Start up? Ma cosa diavolo sono?… e che c’entra lo Spi?”. Domande più che legittime. E noi proviamo a rispondere e lo facciamo, per una volta almeno, parlando proprio di noi, dello Spi dell’Emilia-Romagna e delle nostre leghe. Dunque start up è la definizione che indica le imprese innovative, quelle cioè che sperimentano prodotti nuovi o modalità organizzative nuove e che riescono, in questo modo, ad imporsi, ad allargare la propria area di riferimento. Che c’entrano le start up con lo Spi in generale e con quello emiliano-romagnolo in particolare? Partiamo da un dato: anche noi abbiamo le nostre start up, leghe che vanno oltre i compiti che tradizionalmente sono chiamate a svolgere e che si inventano attività importanti che ampliano la capacità di stare sul territorio, di rapportarsi a interessi, iniziative, campi nuovi e quindi potenziano la nostra capacità di incontrare persone al di fuori della nostra tradizionale sfera di influenza.
Nelle pagine nazionali di Liberetà che state sfogliando vengono ripresi alcuni esempi di leghe virtuose: andate a cercarle se vi va e leggetele.
Scoprirete che a Bibbiano, sulla collina del reggiano, c’è una lega che è diventata una galleria d’arte e, mese dopo mese, ospita tele, fotografie di giovani artisti ed è diventata un punto di riferimento culturale della comunità. E che a qualcuno è venuta l’idea di fare ginnastica per anziani nei parchi di San Giorgio di Piano e, nel periodo estivo, invitare nonni e nipotini in una specie di centro estivo spontaneo e ricco di umanità. Nel quartiere Savena di Bologna invece si sono inventati un monitoraggio sul campo degli anziani residenti con più di 90 anni: al di là delle statistiche, devono aver pensato, andiamo a cercarli uno per uno e proviamo a capire come stanno, chi li segue, che bisogni hanno e proviamo perciò a capire cosa lo Spi può fare per loro. Una lega di Rimini (ne abbiamo parlato a lungo nello scorso numero), dal canto suo, sta conducendo una serie di incontri formativi sulle barriere architettoniche e sulla vivibilità della città per i disabili e le persone comunque fragili. Percorsi costruiti coinvolgendo le parrocchie, i tecnici del Comune, associazioni varie e perfino l’Ordine degli architetti che riconosce crediti formativi a chi partecipa! Bè credo si possa davvero dire che anche noi abbiamo le nostre start up e dobbiamo provare a conoscerle innanzitutto e a valorizzarle e a farle diventare esempi virtuosi di presenza sul territorio, ma anche il volano della crescita della nostra organizzazione. Lo Spi dell’Emilia-Romagna conta su un numero straordinario di iscritti: 450.000 pensionati e pensionate della regione hanno la nostra tessera nel portafoglio, in tasca, nel cassetto del comò di casa. Il nostro livello di rappresentanza non ha pari in Italia e tuttavia, da alcuni anni, facciamo fatica a reggerlo e rischiamo di andare indietro: scontiamo il calo della partecipazione politica, la stanchezza di tanta gente verso una politica che non risponde ai problemi; scontiamo la riduzione consistente dei lavoratori che vanno in pensione; scontiamo la difficoltà di portare a casa risultati concreti per i nostri anziani anche se nei nostri territori esercitiamo diffusamente la contrattazione con i Comuni e la stessa Regione. Scontiamo la difficoltà grande di rappresentare una condizione, quella degli anziani, fortemente articolata: dai sessantenni in ottima salute agli ultracentenari, con in mezzo tante situazioni di fragilità. È esattamente per questo che abbiamo bisogno da una parte di rinsaldare e rendere via via più efficace la nostra attività “normale”: l’accoglienza, i servizi, la tutela, la presa in carico delle persone, la promozione sociale, la contrattazione, la politica. Ma abbiamo fortemente bisogno di accrescere la capacità di andare oltre, di proporre iniziative che facciano avvicinare alle nostre sedi persone che altrimenti non ne avrebbero occasione, cogliendone le esigenze, i bisogni, le opportunità che offrono ad una realtà così capillarmente organizzata come lo Spi.
È un po’ una sfida che dobbiamo proporci, cercando non solo di star dietro ai cambiamenti ma anche di anticiparli e coglierne le potenzialità.
Ecco appunto le start up. Noi siamo convinti che siano molte di più di quelle che abbiamo sommariamente descritto qui e di cui si occupano le pagine nazionali di Liberetà di questo mese: ne parleremo diffusamente in occasione della terza Assemblea generale delle Leghe dell’Emilia-Romagna, che terremo a fine settembre, per conoscerle, diffonderle, valorizzarle e rendere il nostro Spi ancora più forte.