Oggi non si parla di “Festa della Donna” ma piuttosto di una ricorrenza simbolica, importante ma che da sola non basta più. Serve l’impegno di ogni giorno, di donne e uomini per la vera parità e contro la violenza

Più di una compagna quest’anno ha voluto sottolineare che l’8 marzo non è una festa ma una ricorrenza. A dircelo è Gabriella Dionigi, segretaria regionale Spi ER e responsabile del Coordinamento donne pensionate Emilia-Romagna.
“A mio avviso non è una precisazione oziosa. Dobbiamo ricordare che in quel giorno è successa una terribile tragedia che ha coinvolto le lavoratrici e quindi l’8 marzo non ha origine da un momento di liberazione ma dalla lotta delle donne, da un evento simbolo dell’importanza dei diritti delle donne. Oltretutto c’è sempre più la consapevolezza che uno dei temi centrali, la violenza sulle donne, non è un problema delle donne ma degli uomini. È per questo che molte compagne cercano di coinvolgere le associazioni maschili che si occupano di violenza ma anche i servizi rivolti agli uomini ‘maltrattanti’ che sono stati istituiti in moltissime aziende socio-sanitarie”.
“Dobbiamo organizzare delle discussioni – prosegue Gabriella Dionigi – in cui ci siano sempre anche gli uomini, i nostri compagni, perché sono soprattutto loro che devono prendere la parola. Già da tempo lo Spi lo dice: due anni fa i protagonisti del nostro manifesto contro la violenza erano i volti degli uomini dello Spi, uomini contro la violenza. Adesso però dobbiamo far sì che questo diventi un tema culturale che coinvolga tutti, dalle scuole ai luoghi di lavoro”.
Quest’anno si parla addirittura di organizzare uno sciopero delle donne proprio per la giornata dell’8 marzo. Cosa ne pensa lo Spi?
“È stato il movimento ‘Non Una di Meno’ a fare questa dichiarazione di sciopero, uno strumento che per il sindacato ha un significato non certo simbolico. Lo Spi nazionale ha dato indicazione di mettere in campo ovunque è possibile assemblee, proiezioni di film, spettacoli, incontri, flash mob e dove è possibile anche assemblee nei luoghi di lavoro. E quindi se le Rsu ce lo chiederanno noi sosterremo questa indicazione di sciopero. Ma appunto è uno strumento che ha le sue regole, che per esempio nel settore pubblico sono molto rigide. E poi non dobbiamo dimenticare cosa vuol dire dichiarare uno sciopero in tutti i settori in un mondo del lavoro che non è mai stato così frammentato. La discussione con le compagne delle associazioni non deve essere fermata quindi dall’adesione o meno del sindacato allo sciopero”.
Non Una di Meno è uno dei movimenti più importanti e originali che le donne a livello globale hanno saputo esprimere in questi anni, spiega ancora Gabriella Dionigi: “Abbiamo visto le grandi manifestazioni in America contro le politiche che già si annunciano pesantemente discriminatorie dell’amministrazione Trump, abbiamo letto la notizia terribile del declassamento in Russia dei maltrattamenti contro donne e minori a semplice ammenda amministrativa. Si stanno affermando di nuovo dei principi che noi pensavamo fossero finiti per sempre, come quello del padre-padrone. E a fronte di questi arretramenti c’è un movimento fatto in gran parte di donne giovani e questo è molto significativo. Certo alcune proposte del movimento appaiono un po’ ingenue, di fronte ad una nostra elaborazione alta come la Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori o come le proposte previdenziali sul lavoro di cura. Su queste noi dobbiamo continuare a lavorare, per esempio, non solo riconoscendo il lavoro di cura delle donne ma puntando a una condivisione con gli uomini”.