Il racconto di come lo Spi-Cgil di Modena, uno dei più forti e “agguerriti” della nostra regione, esce cambiato dall’esperienza fatta con il progetto per ricordare la strage di operai alle Ferriere di Modena il 9 gennaio 1950

di Antonella Ballestri, Segreteria Spi-Cgil Modena

Della mostra “La memoria della città”, allestita presso Ago Modena Fabbriche Culturali (e aperta fino all’8 marzo), nei locali dell’ex Ospedale Sant’Agostino – luogo simbolico, in quanto è lì che furono portati morti e feriti della strage del 9 gennaio – abbiamo già scritto lungamente nel numero di gennaio di Argentovivo; quello che oggi vogliamo invece sottolineare è ciò che ha “innescato” l’organizzazione di questa mostra.
A febbraio dell’anno scorso un gruppo di volontari di una lega Spi di Modena propose di fare una mostra nel proprio quartiere, quello della Crocetta, luogo dell’eccidio: il loro progetto, molto bello, è diventato patrimonio di tutti i sindacati, del comune, della regione.
Dal momento dell’ideazione il gruppo si è allargato, come una specie di catena di Sant’Antonio, e tanti/tante hanno volontariamente e gratuitamente prestato il loro tempo e le loro competenze, tra loro molti iscritti allo Spi che però non avevano mai frequentato le leghe. È stato bellissimo veder lavorare insieme persone con diverse competenze, alcune fra l’altro di altissimo livello, e vedere come comunque fosse indispensabile e fruttuoso il lavoro di tutti.
Quello che davvero più ci ha colpito (e su cui dobbiamo davvero molto lavorare) è l’aver avvicinato alle leghe i nostri iscritti facendoli diventare volontari in un modo diverso dal solito, dimostrando che lo Spi non è solo servizi e accoglienza, ma tanto altro.
La presenza di visitatori di tutte le età, di scolaresche, è stata eccezionale. Fra l’altro abbiamo raccolto altro materiale e testimonianze, abbiamo dato un nome a tante persone finora anonime rappresentate nelle foto esposte alla mostra. Spesso abbiamo visto persone profondamente toccate nel vedere i filmati, o che si commuovevano nel riconoscere un parente, e tanti hanno raccontato, tanto che sembrava che questo dolore intenso ma molto riservato fosse venuto finalmente alla luce per la prima volta.
Personalmente sono stata onorata di aver vissuto questa impresa, e i racconti (che potete leggere su Argentovivo) di Graziella Bertani ed Enrico Trebbi, curatori del progetto, farà capire a tutti voi come siano state forti le nostre emozioni nel rileggere e rivedere testi e immagini dell’eccidio del 9 gennaio.