Abitare insieme: è questo il significato letterale di “co-housing”, termine che indica esperienze anche molto diverse tra loro ma segnate appunto dalla condivisione dello spazio di vita quotidiano. Il racconto del nostro corrispondente da Ferrara

di Franco Stefani

Lo spirito di solidarietà, nel cohousing San Giorgio di Ferrara, si coglie subito dopo aver aperta la porta di ingresso. Nello spazio comune al centro dell’edificio costruito in via Ravenna interamente con criteri di bioedilizia ed ecostenibili in riva al Po di Primaro, quattro donne attorno a un tavolo devono discutere di problemi comuni. Con Caterina Sateriale, presidentessa dell’associazione “Solidaria”, promotrice della costruzione del condominio – unico nel suo genere nella città e in provincia – mi ricevono Alida Nepa, Daniela Toselli, Luciana Rezzadore ed Elisa Zecchi.
Inaugurato nel 2015, il cohousing comprende sette appartamenti tutti di proprietà (non c’è l’affitto) di diverse metrature, dove vivono sette nuclei famigliari, 13 persone tra cui tre single. Ogni nucleo famigliare ha i propri spazi, compreso il garage per l’auto: in più ci sono aree comuni (cucina, lavanderia, magazzino attrezzi ed elettrodomestici non di uso quotidiano, una sala riunioni con biblioteca, giardino). In questo modo le spese vengono ridotte e gli impegni di ogni giorno possono essere condivisi; si riscoprono rapporti di solidarietà e di buon vicinato, si ricreano occasioni di vita che oggi sembrano far parte di un’altra epoca. Tra l’altro – spiega Daniela, che vive qui con la mamma molto anziana – nasce e si consolida un vero interscambio tra persone di età diverse.
Vivere in cohousing significa anche aprirsi all’esterno, alla città: nel condominio, raccontano le nostre interlocutrici, si organizzano corsi di cucina, di yoga, lezioni di matematica, presentazioni di libri, momenti musicali e tanto altro e si invitano amici, parenti, vicini di casa. Il condominio solidale diventa un punto di aggregazione. E ancora, coabitare è una scelta nettamente contraria all’individualismo e all’egoismo, che però va meditata. Non basta l’entusiasmo, sostiene Alida, bisogna essere preparati a cambiare il proprio modo di vivere.
Parallelamente all’esperienza del San Giorgio, alla cooperativa “Castello”, dall’altra parte di Ferrara, oltre che consegnare alloggi ci si preoccupa – dice il presidente Loredano Ferrari – di tutto quello che può migliorare la vita in comune. La cooperativa, che ha 1.081 soci e ha assegnato 793 alloggi, sta cercando di alimentare il cosiddetto welfare di prossimità.
Per questo è nata l’associazione “Intorno a te”, che ha 40 soci della cooperativa oltre a residenti nel quartiere Barco, per la distribuzione di farmaci, della spesa a domicilio, per prestazioni fisioterapiche, momenti di compagnia e supporto psicologico soprattutto rivolti agli anziani e alle persone sole. Si sono aperti gli alloggi a diverse esperienze di accoglienza e integrazione, coinvolgendo minori, adulti e migranti. Si sta provando a costruire, in alcuni locali della cooperativa, uno spazio per la medicina di gruppo, di base e specialistica.
A marzo, annuncia Ferrari, con le altre associazioni del volontariato del quartiere Barco, verrà aperto uno spazio dove le persone seguite dai servizi sociali dell’Asp di Ferrara potranno consumare i pasti che ricevono a domicilio. Lo potranno fare da sole o, se lo vorranno, in compagnia di volontari che, se necessario, le riaccompagneranno a casa.
Anche l’edilizia pubblica si muove per l’abitare sociale. Diego Carrara, direttore di Acer Ferrara – l’ex Istituto autonomo case popolari – afferma che si sta verificando la possibilità di convivenza e di utilizzo di spazi disponibili tra soggetti che possono avere esigenze comuni. I tentativi, spiega Carrara, per ora non hanno avuto un grande successo, mentre invece un’altra esperienza di social housing sta avvenendo alle “Corti di Medoro” nell’ex Palazzo degli Specchi di via Wagner, parzialmente ristrutturato.
Una quota di appartamenti è utilizzata da studenti universitari che abitano nello stesso alloggio seguendo le regole dell’Acer. Negli altri alloggi, affittati a canone calmierato, viene organizzata, sempre dall’Istituto, una condivisione di spazi collettivi esterni, valorizzando i fattori di una buona convivenza e la partecipazione ad attività comuni e innovative che verranno via via introdotte. Si sta sperimentando anche la possibilità di dare in locazione alloggi idonei alle specifiche esigenze di anziani autosufficienti, e questo permetterà di ricavare indicazioni molto utili per il cohousing della terza età.