Un comprensorio molto importante del territorio reggiano fa il punto sul sistema di assistenza alla terza età. A una potenziale qualità dei servizi fa da contrappunto la mancanza dei fondi a disposizione dei comuni. Il ruolo del sindacato pensionati e dell’Auser

di Paola Guidetti

“Dobbiamo continuare a garantire l’efficienza dei servizi socio sanitari per gli anziani e se possibile adeguarli alle domande. Nel nostro paese infatti aumenta il numero degli anziani, cresce la vita media delle persone e quindi si moltiplica la complessità dei servizi richiesti”. Ha esordito così il segretario generale Spi-Cgil di Reggio Emilia Matteo Alberini all’incontro organizzato a fine gennaio dai sindacati in Val d’Enza insieme ad Auser e ai rappresentanti dei comuni per parlare di “reddito da pensione e servizi sociali per l’assistenza alla terza età”.
Il confronto è partito dagli ultimi dati Istat che raccontano una situazione anomala nel nostro paese. Per oltre sette milioni di famiglie la pensione è il reddito più importante. Questo significa quindi che quasi un terzo dell’Italia vive di pensioni. E se aggiungiamo che il 36 per cento dei pensionati riceve meno di mille euro lordi al mese possiamo comprendere che i problemi da affrontare sono molteplici.
La condizione attuale rende sempre più urgente la tenuta del tessuto sociale e in particolare il welfare dei “nonni”. Investire su servizi e assistenza rappresenta dunque non soltanto una esigenza, ma una opportunità di sviluppo e lavoro. “In Val d’Enza oggi è possibile usufruire di servizi di alta qualità, sia sul versante della domiciliarità che nella residenzialità”. Ha assicurato la sindaca di Cavriago Francesca Bedogni, che detiene la delega alle Politiche sociali dell’Unione Comuni”.
“Dobbiamo però altrettanto francamente ammettere che, con l’età media che si allunga, con le condizioni di vita che cambiano avremmo bisogno di più posti convenzionati per allargare la capacità di accogliere anziani”. Il tema sostanzialmente è legato ai fondi pubblici. Le strutture in Val d’Enza hanno una capienza che può andare a soddisfare le esigenze degli anziani in lista di attesa, ma manca il contributo pubblico che possa permettere agli anziani di occupare quei posti convenzionati, supportati da una alta qualità dei servizi e una buona professionalità, senza dover affrontare costi esosi.
La carenza dei fondi per i sindaci dei comuni è il limite principale. “La coperta è corta” – dice Franco Palù, primo cittadino di San Polo e Presidente dell’unione Comuni Val d’Enza. “Diciamo pure che se tiriamo da una parte questa coperta se ne scopre un’altra di altrettanta importanza. In pratica i fondi pubblici che ci vengono assegnati sono sempre meno. E l’Unione dei Comuni deve gestire al meglio questi soldi”.
La realtà emiliana ha sempre rappresentato un esempio virtuoso di welfare, ma la carenza di risorse, il continuo aumento della popolazione anziana e delle patologie invalidanti costringono le istituzioni a focalizzarsi nel comprendere dove stanno i bisogni più urgenti. La regione Emilia-Romagna è l’unica in Italia ad aver stanziato un fondo per la non autosufficienza, sarebbe importante che altre regioni seguissero questo esempio.
Per il futuro sindacati, istituzioni e volontariato si sono riproposti di ragionare sulla longevità anche in termini di servizi.
“Stare sul territorio – ha rimarcato Matteo Alberini – significa avere servizi che funzionano, a partire dai trasporti pubblici, dalla condizione delle strade e dai luoghi di aggregazione. Fuori dai grandi centri abitati la chiusura di un’edicola, di un ambulatorio medico o di un negozio di alimentari può diventare un problema per un anziano, soprattutto quando non c’è una rete familiare in grado di aiutarlo. Quindi servono tutte quelle misure che mantengono l’anziano nel suo territorio, nel suo contesto sociale e gli permettono di relazionarsi con il resto della società”.
Un ruolo importante nella rete dei servizi agli anziani in Val d’Enza viene svolto dal volontariato Auser. L’associazione si occupa di molte cose: pulizia spazi pubblici e piazze, sorveglianza nelle biblioteche, turismo sociale, ma uno dei servizi più richiesti è il trasporto di persone anziane non autosufficienti o di anziani soli che, avendo figli che lavorano, necessitano di un accompagnamento per visite mediche ed esami.
Nella provincia di Reggio Emilia, ha spiegato Viller Benassi coordinatore di distretto dell’Auser, sono migliaia i servizi che l’Associazione svolge ogni anno, coprendo anche un ruolo di supporto e di compagnia ai centri per anziani attraverso iniziative ricreative. Un volontariato che rappresenta per ogni comunità un grande valore aggiunto.