Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. In un momento di grandi difficoltà per il nostro Paese e non solo, le donne dello Spi ER esprimono le loro preoccupazioni: dalla vittoria elettorale della destra alle violente repressioni in Iran e Afghanistan, più che mai attuali sono le lotte per i diritti delle donne
Il coordinamento donne e la segreteria regionale dello Spi-Cgil dell’Emilia-Romagna si riconoscono pienamente nello spirito e negli obiettivi che hanno alimentato le manifestazioni promosse da “Non Una di Meno” in occasione della giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e gratuito del 28 settembre scorso. Per il coordinamento donne regionale dello Spi le manifestazioni che si sono tenute in varie città italiane a difesa della Legge 194 e per la rimozione delle difficoltà che, ad oltre 40 anni dalla sua promulgazione, ne rendono estremamente difficile la piena attuazione in molte realtà del nostro paese, assumono una particolare rilevanza politica proprio perché si sono svolte a pochi giorni dalla vittoria elettorale della destra trainata da Giorgia Meloni. Il fatto che la leader di Fratelli d’Italia si sia affrettata a dire che il suo futuro governo non toccherà la legge 194 non ci tranquillizza minimamente.
Più delle prese di posizione dell’ultimo minuto, suggerite da un evidente opportunismo di maniera, contano le politiche praticate dalla destra in questi anni, e in particolare, dal partito di Giorgia Meloni e dalla Lega di Salvini. Le destre, nelle regioni che governano, manifestano la loro vicinanza ai movimenti anti-aborto, li finanziano e ne promuovono la presenza nei consultori; presenza che molesta le donne, liberamente intenzionate a interrompere la gravidanza, con la chiara finalità di demolire l’efficacia della 194. A livello parlamentare il partito di Giorgia Meloni ha dato seguito alla iniziativa oscurantista del presidente della Regione Abruzzo, Marsilio, per il momento bloccata in Commissione Sanità, e ha presentato una proposta di legge per la predisposizione di una specifica area nei cimiteri in cui dovrebbe avvenire la sepoltura dei feti abortiti anche senza il consenso dei genitori.
Non sono pochi, poi, i parlamentari della destra intenzionati a proporre, per il nostro Paese, l’orrenda misura votata dal parlamento ungherese il 15 settembre che obbliga le donne intenzionate ad abortire ad auscultare, in attesa dell’intervento, il battito cardiaco del feto. Il Coordinamento Donne dello Spi regionale ritiene che lo scenario politico, sociale ed economico, in cui ci ritroveremo ad agire, con l’avvento del governo della destra, in Italia, ci imporrà la ricerca del massimo di unità possibile per fronteggiare gli attacchi, a tutto campo, che verranno portati ai diritti delle donne e dei lavoratori. In tale contesto riteniamo inopportuna e sbagliata la contestazione di cui è stata oggetto Laura Boldrini nella manifestazione di Roma.
Non meno preoccupante di quello nazionale appare lo scenario mondiale. I venti guerra che flagellano l’Europa seminando morte e distruzione nel conflitto Russia-Ucraina provocato dalla folle decisione di Putin di risolvere i problemi del Donbass con l’invasione dell’Ucraina hanno innestato una spirale di odio e di muro contro muro che non fa presagire nulla di buono. La crisi energetica provocata dal conflitto e dalla sempre più evidente speculazione internazionale, verso la quale l’Unione Europea e i singoli paesi membri stanno manifestando la loro totale impotenza, rischia di trasformarsi in crisi economica di sistema di dimensioni inimmaginabili. Come la Storia insegna, le conseguenze di una crisi di tale portata cadrebbero sulle spalle delle fasce meno protette della popolazione: donne, giovani, immigrati e i lavoratori meno garantiti mettendo a rischio la coesione sociale del paese. Per la coesione sociale del Paese, la difesa dei diritti delle donne a tutto campo, la lotta alla povertà e alla precarietà del lavoro, per dare un futuro ai giovani, assumono con l’integrazione degli immigrati (il martirio di Saman ci racconta che è lunga la strada che dobbiamo ancora percorrere) un ruolo determinante. Per queste motivazioni le manifestazioni del 28 settembre sono da considerare l’inizio di una mobilitazione di grande portata che dovrà coinvolgere, con le donne, l’intero mondo del lavoro, i pensionati e la cittadinanza consapevole. Il Coordinamento donne dello Spi dell’Emilia-Romagna manifesta la sua piena solidarietà e la sua vicinanza alle donne che, nel mondo, stanno manifestando in difesa dei loro diritti. Siamo al fianco delle donne iraniane che con grande coraggio mettono a rischio la loro vita manifestando nelle piazze del paese contro il regime fondamentalista degli Ayatollah per chiedere, semplicemente, il diritto di essere visibili nella società; siamo a fianco delle donne americane alle quali una sentenza della Corte Suprema ha tolto il diritto all’aborto libero sancito a livello federale ridando ai singoli stati il potere di regolamentare in materia e siamo a fianco delle donne afghane che sono state abbandonate da un Occidente pavido che, dopo 21 anni di guerra inutile è fuggito dall’Afghanistan riconsegnando il paese al regime fondamentalista talebano.