Qualcuno nel Governo si è inventato una misura che colpisce una delle categorie “privilegiate” d’Italia: le vedove (e i vedovi) che fruiscono della pensione di reversibilità.

Nella smania di colpire i più ricchi e di porre mano, finalmente!, ad una minima redistribuzione di reddito, qualcuno nel Governo si è inventato una misura rivoluzionaria che colpisce una delle categorie notoriamente “privilegiate” d’Italia: le vedove (e i vedovi) che fruiscono della pensione di reversibilità.

Dunque, secondo il disegno di legge depositato in Commissione alla Camera, la pensione di reversibilità uscirebbe dalla previdenza per entrare nell’assistenza e, con questo piccolo escamotage, sarebbe assoggettata all’Isee che, com’è noto, fa riferimento alla situazione economica familiare e non individuale.

Facile prevedere che la platea dei beneficiari si ridurrebbe drasticamente e, a non percepire più la reversibilità, sarebbero per lo più donne rimaste vedove… quelle stesse donne che hanno un reddito previdenziale inferiore del 30% medio a quello dei maschi e che spesso, riescono a vivere dignitosamente proprio grazie alla quota di pensione del marito, quando questi viene a mancare.

Altrettanto facile prevedere che avremmo un drastico aumento delle donne anziane povere (e sole): come se non bastasse il dato della povertà che già oggi colpisce milioni di persone nel nostro Paese.

C’è da riconoscere che si tratterebbe di un doppio capolavoro: da una parte si aumenterebbe la confusione tra previdenza e assistenza, spostando pezzi della prima nella seconda; dall’altra si colpirebbero finalmente le donne che vivono troppo a lungo e vogliono pure la pensione del marito defunto.

Bologna 15 febbraio 2016