Da Cervia e Milano Marittima a Cesenatico, da Rimini e Riccione fino a Cattolica, la costa romagnola è una delle eccellenze turistiche italiane. Per i turisti vuol dire accoglienza, mare, intrattenimento, gastronomia. Per chi ci lavora purtroppo spesso è sinonimo invece di lavoro povero e pensioni da fame

Parliamo con i tre segretari territoriali dello Spi di Ravenna, Forlì e Cesena, Rimini, tutti con una importante esperienza sindacale alle spalle.

RAVENNA

La stagionalità ha caratteristiche molto diverse, ci spiega la segretaria generale Spi Ravenna, Maura Masotti. “Nella parte ravennate – da Marina Romea a Pinarella – con l’eccezione di Cervia non abbiamo lo stesso tipo di strutture alberghiere del riminese. Quindi la stagionalità è quella dei ristoranti e dei bar o degli stabilimenti balneari. C’è poi il settore termale che si è dotato di strutture mediche ed è aperto dodici mesi all’anno. Per quanto riguarda la stagionalità ormai sono anni che non ci sono più i turisti che soggiornano per una settimana o più, ma le presenze si concentrano soprattutto dei weekend, dal venerdì sera alla domenica. Il risultato è che i lavoratori e le lavoratrici hanno per lo più contratti a chiamata o peggio i contratti a chiamata sono solo il paravento per il lavoro in nero”.

Il cambiamento climatico, aggiungiamo, ha reso la situazione ancora più frammentata. Basta guardare a quest’anno in cui abbiamo avuto un inizio di primavera con bei weekend di sole e poi invece a maggio tempo sempre instabile, freddo, quindi un inizio stagione turistica da boom ma subito dopo una brusca frenata. E se piove… non si lavora.

“In generale vedo ragazzi e ragazze molto giovani, tre o quattro per locale nei giorni feriali e 10-20 nei fine settimana. Lavoro precario che non consente di calcolare neppure che tipo di incidenza avrà poi sulle pensioni future, anzi forse non ne avrà e punto. Chi ci lavora sono in gran parte studenti oppure giovanissimi che hanno un altro impiego part time (non certo volontario) nei centri commerciali e che quando hanno il weekend libero vanno a fare il sabato e la domenica nei locali della riviera per riuscire a portare a casa un po’ di più di soldi durante l’estate. È tutto lavoro che non incide comunque in nessun modo sui contributi a fini pensionistici”.

“Ne è la dimostrazione il fatto che quando ci sono dei controlli risulta che sono lì con un contratto a chiamata di due-tre giorni mentre ne hanno fatti magari 10-15 totalmente in nero”.

Maura Masotti, arrivata in Cgil, ha lavorato per dodici anni in Filcams, la categoria proprio dei lavoratori dei servizi alberghieri e di ristorazione. “Alla fine degli anni Novanta fino al 2003-2004 avevamo molto personale stagionale che veniva richiamato anno dopo anno, in genere con un contratto attivato nel periodo di Pasqua e che finiva a settembre, andando in disoccupazione per tutto l’inverno salvo qualche lavoretto casuale, magari in nero. In questo modo tiravano su uno stipendio che bene o male copriva tutto l’anno, mentre dal punto di vista contributivo erano al minimo. Quando andavano in pensione erano quindi costretti a continuare a fare del lavoro in nero per arrotondare”.

A Ravenna c’è anche il parco di Mirabilandia, uno dei primi e più grandi d’Italia. “A pieno regime Mirabilandia contava almeno 600 addetti. Cento erano strutturali perché durante l’anno facevano anche la manutenzione. Poi c’era l’apertura pasquale e in primavera le aperture nei fine settimana. Alla fine delle scuole iniziava a essere aperto tutti i giorni. Quest’anno sono stati assunti a chiamata anche i lavoratori che si occupano della manutenzione del verde, delle strutture, dei giochi; questo come effetto del calo di presenze di visitatori. Anche quello che era un bacino che garantiva un periodo pur limitato di stabilità non esiste più”.

Paradossalmente, se il lavoro si precarizza sempre più, per quanto riguarda l’economia del territorio ravennate la situazione è in evoluzione: quest’anno, per esempio, c’è un grande afflusso anche nella parte collinare o verso il patrimonio monumentale e museale.

FORLÌ E CESENA

Il turismo è fondamentale per l’economia del territorio e per l’Emilia-Romagna intera, sia per la parte costiera del cesenate e del forlivese sia per l’interno. Ne parliamo con Paolo Montalti, segretario generale Spi Forlì e Cesena e che prima del suo ingresso nel sindacato pensionati è stato egretario generale regionale Filcams.

“Abbiamo un’offerta turistica che va al di là della costa, per esempio quella legata alle terme di Castrocaro e di Bagno di Romagna, ma fino all’alluvione dello scorso anno anche Fratta terme che purtroppo è stata pesantemente colpita con prospettive ancora incerte. In generale si tratta di un settore che produce ricchezza, che però non viene assolutamente redistribuita in maniera equa. Il turismo è uno dei settori che sicuramente soffre maggiormente della precarietà del lavoro. Solo il 26,1% dei lavoratori del settore alberghi/ristorazione è assunto a tempo indeterminato e anche a livello di ore lavorate è un settore povero. Nella ristorazione la retribuzione media annua è di 8647 euro, nel settore alberghiero la media annua scende a 7929 euro. È evidente che questo lavoro povero produrrà in futuro dei pensionati poveri. Tra l’altro lavoratori e lavoratrici over 50, quindi più vicini alla pensione, sono il 27% nel settore alberghiero e il 18% in quello della ristorazione. Quindi non si tratta solo di popolazione giovane che passa da quel mercato del lavoro con la prospettiva di fare altro”.

“I dati dell’Ispettorato del lavoro – prosegue Montalti – ci dicono che il settore turistico è quello che ha la percentuale più alta di irregolarità accertate. Precarietà e irregolarità, quindi illegalità, sappiamo bene che viaggiano assieme. La nostra battaglia parte con i referendum contro la precarietà del lavoro ma non si esaurirà con questi strumenti”.

“Nel nostro territorio il sistema termale ha sempre avuto meno difficoltà che nel resto del Paese; eppure oggi vediamo anche qui segnali di crisi, pur essendo un settore che ha un doppio valore, quello turistico e quello sanitario. In prospettiva, per dare un segnale positivo, possiamo dire che le terme con la loro importanza curativa e preventiva potrebbero essere uno sbocco per lo sviluppo del territorio. In generale, oltre a intervenire per una maggiore legalità e regolarità del settore turistico è necessario cercare un modo per ‘de-stagionalizzare’ il lavoro, quindi riuscire ad allungare i periodi stagionali anche per invertire la tendenza degli ultimi anni che ha visto la stagione balneare estiva accorciarsi (per i noti fenomeni climatici) di un mese, quello di giugno”.

“Un aspetto invece decisamente negativo è quello prodotto dalla Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione. I lavoratori stagionali sono pesantemente penalizzati rispetto allo strumento precedente. Con la Naspi si coprono dal punto di vista previdenziale solo la metà delle settimane lavorate, mentre in precedenza erano coperti interamente i contributi previdenziali ai fini pensionistici”.

RIMINI

Con Roberto Battaglia, segretario generale Spi Rimini (e già segretario regionale Spi) parliamo del territorio “di punta” sia come quantità sia come eccellenza, per esempio, nel settore balneare e in quello dei congressi.

Com’è la situazione vista dal punto di vista delle pensioni? “Vi do questo dato per farvi comprendere come siamo messi nel riminese: la metà delle pensioni erogate a chi ha lavorato nel settore privato non supera la soglia dei 1.000 € mensili. Ditemi voi come può fare un anziano a vivere con una cifra del genere, pagandoci pure l’affitto. Ricordo che le pensioni dei lavoratori dipendenti del settore privato sono complessivamente 35.007 alle quali si aggiungono oltre 44.000 pensioni legate al settore autonomo. Le pensioni del riminese sono tra le più basse della regione, tra l’altro. E questo perché la Riviera si è sempre contraddistinta per la forte presenza del di lavoro stagionale e precario, con contributi, quindi, ridotti. Ma anche perché c’è sempre stata un’altra evasione contributiva: spesso i datori di lavoro non versano i contributi come dovrebbero. E allora per arginare questa fragilità economica il governo dovrebbe aumentare le pensioni più basse. E favorire il recupero della perdita del potere d’acquisto, causa inflazione, anche delle pensioni medie. Una pensione netta di 1.650 € al mese perde, infatti, 417 € annui, in maniera permanente anche per i prossimi anni”.

Puntuale anche quest’anno, a Rimini si riaffaccia nel dibattito pubblico il leitmotiv più gettonato della stagione: “non si trova personale”. Reintrodotti i voucher, abolito il Reddito di Cittadinanza, assodato che i giovani preferiscono trasferirsi all’estero piuttosto che farsi sfruttare con stipendi da fame in Italia, non resterebbe che affrontare i veri nodi del problema; questo almeno per quanto riguarda il turismo.

Dalle controparti datoriali rileviamo un atteggiamento grave ed irresponsabile, che si ripercuote ogni giorno sulle condizioni materiali di milioni di persone rendendo sempre meno appetibile il lavoro nel turismo.

Il contratto Turismo industria e quello Turismo confesercenti sono scaduti da 5 anni, quello Agenzie di viaggio da 3 anni, quello Pubblici esercizi e stabilimenti balneari da 2 anni, quello Alberghi da 5 anni. Anche il CCNL delle Aziende termali è scaduto da tre anni.

Da Confcommercio, Confesercenti, Confindustria e Cooperazione, le associazioni datoriali sottoscrittrici dei contratti nazionali dei settori coinvolti, si attende – piuttosto che doglianze circa la mancanza di personale – una risposta che dia dignità alle paghe dei lavoratori del comparto turistico. In provincia di Rimini – tra commercio, turismo e filiera dei servizi – si tratta di circa 100.000 occupati (dati ISTAT 2022), gran parte dei quali con i contratti scaduti.

Al peggioramento della condizione reddituale – sottolinea la Filcams territoriale – vanno aggiunte le penalizzazioni pensionistiche: senza specifici meccanismi previdenziali (presenti con la vecchia Disoccupazione stagionale) è di fatto impossibile per un lavoratore stagionale andare in pensione con l’anzianità contributiva.

(ha collaborato Mirco Botteghi)