È davvero una figura “storica” nel suo paese Biagia Cobianchi, insegnante che, anche se in pensione, va a scuola per imparare dalle ragazze e dai ragazzi come continuare a emozionarsi
Sono figlia di una mondina che ha lottato per le terre e per il lavoro e sono cresciuta in questo clima, di partecipazione attiva delle donne. Ho studiato in un periodo in cui la scuola era vista come uno strumento di avanzamento sociale. Un periodo in cui le famiglie, è stato così anche per i miei genitori, facevano mille sacrifici perché i figli si laureassero.
Da insegnante poi ho continuato a partecipare attivamente alla vita sindacale e alla vita politica. Insieme ad altri compagni sono stata tra i fondatori della Cgil Scuola all’inizio degli anni Settanta. Erano anni di impegno politico molto forte, gli anni delle lotte per il nuovo diritto di famiglia. Mi ricordo i tantissimi comizi fatti nel territorio di Argenta, il mio paese, in provincia di Ferrara.
Ho sempre amato il mio lavoro di insegnante e l’ho sempre vissuto con estrema passione, con una particolare attenzione verso le persone più fragili. Nei confronti dei ragazzi e delle ragazze più in difficoltà. E ho cercato però anche di continuare il mio impegno politico e sindacale. Sono stata Presidente del distretto scolastico per circa dieci anni, assessore alla pubblica istruzione in comune, presidente del consiglio provinciale. Il “guaio” di insegnare in un piccolo paese è che ti fa diventare un personaggio pubblico, la gente mi ha sempre fermato per strada per chiedermi che scuola scegliere per i propri figli, cosa fare se il figlio aveva dei problemi. In realtà, è una cosa molto normale che credo che capiti a tutti gli insegnanti che vivono in un piccolo contesto.
Il mio interesse verso le questioni femminili è iniziato quando con l’amministrazione comunale decidemmo di far nascere un Istituto tecnico professionale per operatori dei servizi sociali. Era una figura professionale che sul territorio mancava e di cui si sentiva la necessità. Ovviamente, vista la formazione culturale di allora e che purtroppo non è molto diversa da quella di oggi, la stragrande maggioranza degli studenti erano in realtà studentesse. Con loro, che erano adolescenti, affrontavamo le questioni sociali e da lì si è ulteriormente sviluppata l’attenzione verso le problematiche femminile da parte mia, che avevo già partecipato alle lotte per l’aborto e per il divorzio. Il rapporto che avevo con loro faceva sì che io non ero solo la prof ma anche la persona a cui chiedere consiglio in situazioni di difficoltà, quando affrontavano un problema, anche di natura sentimentale, di relazione, sessuale.
Il mio primo rapporto con il coordinamento donne dello Spi-Cgil di Ferrara è stato in relazione a un lavoro fatto con le mie ragazze sulla violenza contro le donne. Un lavoro che illustravamo in vari contesti grazie alle slide illustrative e che ci dette grande soddisfazione perché vinse un premio regionale e ottenne l’encomio del Presidente della repubblica. Quando sono andata in pensione da iscritta Cgil sono passata allo Spi ed è stato conseguente che mi chiedessero la disponibilità a occuparmi di donne. Occuparmi di donne in generale e di donne fragili come sono le anziane metteva assieme i percorsi sui quali mi ero mossa fino a quel momento.
Il taglio che ho cercato di dare a questo lavoro è stato il rapporto con le scuole, dove abbiamo fatto le iniziative più importanti. Io ho un’estrema fiducia nei giovani, nel loro bisogno di essere ascoltati che è sete di conoscere, di sapere, sono valori da condividere. Non bisogna andare nelle scuole a fare lezioni teoriche, si devono invece ascoltare i giovani, coinvolgerli. Stavo proprio adesso leggendo i pensieri che hanno scritto i ragazzi e le ragazze durante l’ultimo lavoro sulla Costituzione che abbiamo fatto. Sono pensieri di grande profondità che io non sarei stata capace di scrivere. Nelle riflessioni che hanno fatto sugli articoli della Costituzione ci hanno messo il loro bisogno di crescere, il loro desiderio di un mondo migliore. Ma bisogna anche stare attenti (ce lo insegna Manzoni nei Promessi sposi quando racconta del sì di Gertrude a entrare in convento) a non approfittare della loro disponibilità ad ascoltare. Dobbiamo capire che sono loro adesso che devono prendere il testimone delle lotte che abbiamo fatto noi, devono salvaguardare e curare i diritti che abbiamo ottenuto per loro e devono migliorare le cose.
A loro dico spesso: ragazzi, a questo noi non siamo stati capaci di arrivare, adesso tocca a voi. Magari non siamo proprio affianco a voi con il vostro passo, perché siamo anziani. Ma noi ci siamo.