“Quando pensi di aver capito tutto, scopri sempre dei pezzi mancanti”, spiega così il lavoro di sindacalista Maura Masotti, nuova segretaria generale Spi Ravenna
Mi sono iscritta alla Cgil all’inizio degli anni Novanta, esattamente nel 1992, quando ho iniziato a lavorare come dipendente in un’impresa di servizi. Sono diventata delegata sindacale di questa cooperativa che aveva più di 500 soci dipendenti, di cui il 90% erano donne. In quel momento il sindacato non era nella cooperativa ed è venuto immediato il bisogno di organizzarsi. Per me il sindacato ha sempre voluto dire la Cgil, con i principi e i valori della sinistra. Dopo qualche anno da delegata sindacale mi è stato chiesto di fare un’esperienza all’interno del sindacato e qui è iniziato il mio percorso. I primi anni li ho trascorsi tutti all’interno della categoria della Filcams di Ravenna, fino a diventare segretario generale. Io penso che il mondo del sindacato anzitutto vuol dire venire a contatto con situazioni e prospettive che non hai immaginato prima. Quella in cui lavoravo era un’impresa multi-servizi, che quindi si occupava di pulizie ma anche di facchinaggio o di presidi negli ospedali, quindi con orari di lavoro discontinui e faticosi. Mi ero fatta l’idea che fosse la situazione di lavoro peggiore che potesse esserci in assoluto.
Entrare nel sindacato ha significato iniziare a vivere le difficoltà di tutto il mondo del lavoro nei suoi vari settori. Ho capito, per dirla in breve, che in Italia il lavoro è una giungla e che al peggio non c’è mai fine. Dall’osservatorio che avevo, e cioè la Filcams, ho visto tutte le possibili precarizzazioni e in forma diciamo sperimentale tutte le “nuove” formule contrattuali più o meno lecite che esistono adesso.
Nel campo delle imprese multi-servizi parliamo di cambi di appalto davvero sulla linea di confine della legalità sia per le regole applicate sia per la provenienza delle aziende. Il mondo del lavoro ha davvero tante sfaccettature e come organizzazione sindacale non sempre si è nelle condizioni di risolvere i problemi.
Per me è stata una vera scuola di vita che mi ha fatto capire le difficoltà che esistono e che allo stesso tempo mi ha sempre di più legato anche affettivamente alla Cgil. Io da semplice delegata sono riuscita a crescere, con l’aiuto dell’organizzazione, attraverso la formazione ho ripreso a studiare e ho avuto una serie di possibilità che non avrei immaginato in un altro luogo di lavoro. Non ho mai considerato la Cgil come un semplice posto di lavoro e più passa il tempo più si rafforza questa impressione. Quando entro in Cgil mi sembra di entrare in casa mia e non solo perché negli ultimi venti anni ci ho passato molto più tempo che a casa.
I rapporti personali che in dodici anni di Filcams ho instaurato non solo con i colleghi ma soprattutto con le Rsu, con le lavoratrici e i lavoratori, sono per me legami preziosi.
Certamente per una donna non è facile svolgere questo lavoro, soprattutto se ha dei carichi familiari e delle situazioni particolari.
La Cgil mi ha aiutato a crescere sul piano personale, ma anche a rendermi autonoma nel mio percorso di vita. Magari anche con qualche ricaduta negativa dovuta al poco tempo da dedicare alla famiglia, che però probabilmente avrei vissuto anche in un altro contesto lavorativo.
Da quando sono allo Spi come segretaria generale di Ravenna, cioè da poco più di tre mesi, mi sono riappropriata dei legami con le persone. Al sindacato pensionati c’è molto da imparare, ci sono esperienze straordinarie. Ma credo ci sia anche molto da lavorare per dare un contributo di rinnovamento. È un po’ la storia del sindacato: quando pensi di aver capito tutto, scopri sempre dei pezzi mancanti.
Per le donne fare sindacato è un po’ più complicato che per i compagni uomini. Come per tutti i lavori le donne hanno in aggiunta una serie di carichi sulle spalle, quelli legati al lavoro di cura dei figli, della casa e dei genitori quando diventano anziani. Tempi e lavoro all’interno dell’organizzazione vanno conciliati con questi problemi, perché la nostra attività in genere non si fa fermi in un ufficio, ma sui luoghi di lavoro o comunque incontrando delle persone al di fuori degli uffici. Ravenna ad esempio ha 18 leghe e 32 sedi in cui siamo presenti come sindacato pensionati; io sono stata eletta il 19 ottobre scorso e nel mese di novembre sono andata a parlare con tutti i compagni che sono sul territorio. Ha voluto dire fare in un mese 2150 chilometri, dentro la provincia di Ravenna, e avere delle giornate di lavoro lunghe e intense: oltre alle visite ai compagni sul territorio anche le questioni legate all’attività quotidiana dell’ufficio. Diventa complicato anche solo programmare una visita medica o andare in posta a pagare le bollette. Per me, che sono sola e ho una figlia con una disabilità, tenere insieme tutto non è sempre facile. Per fortuna la mia mamma a 82 anni è ancora in gamba e mi dà una mano.