Otto anni di coordinamento donne Spi Emilia-Romagna: tante luci, tante ombre ma soprattutto la voglia di andare avanti insieme

Gabriella Dionigi, responsabile Coordinamento donne Spi-Cgil Emilia-Romagna

È banale dirlo, ma sono davvero volati questi quasi otto anni al Coordinamento donne Spi dell’Emilia-Romagna. Quando cerco di ricordare il lavoro di questi anni, le cose fatte insieme alle compagne, le discussioni con loro, i loro volti, ciò che ognuna di loro ha saputo darmi, provo una grande pienezza. Sento di avere condiviso non solo un lavoro comune, ma di aver intessuto relazioni profonde.

Un’idea ci ha tenute insieme: affermare la parità dei diritti tra i generi, sul lavoro, nella retribuzione, nella carriera, nella gestione della cura, nell’autodeterminazione di sé, nel dire no alla violenza, e infine nel nostro sindacato.

È un patrimonio che condividiamo con molte donne che sono state ragazze negli anni ‘60 e ‘70 e che ci ha viste, prime nella storia moderna, giungere a spazi di libertà inimmaginabili nelle società patriarcali precedenti. Ognuna è stata protagonista con la propria biografia, di questa vera e propria rivoluzione. Ognuna di noi ha vissuto a suo modo il femminismo e i movimenti femminili, con la propria cultura e percorsi esistenziali propri, ma che comunque ci hanno visto approdare nella Cgil e nello Spi. Provenienti da esperienze lavorative diverse e con una carica ideale molto forte.

Quando discutevamo su un’iniziativa da realizzare ho sentito spesso, nel confronto fra noi, una grande tensione a voler cambiare in meglio la nostra organizzazione, a volerla rendere più libera e aperta. Abbiamo provato a farlo.

Se si guardano i tantissimi volantini che testimoniano i progetti concepiti nei territori della regione salta all’occhio, che il simbolo del Coordinamento donne Spi è sempre a fianco ad altre numerose Associazioni, Enti, Organizzazioni, con le quali si sono tessuti legami e progettualità positivi. A dimostrazione della capacità di dialogo che le compagne hanno saputo e sanno sviluppare.

Questa grande potenzialità spesso scompare nel discorso collettivo, dentro l’organizzazione e mi sono chiesta spesso perché questo accadesse. Per quale ragione la nostra forza comune non riesce ad emergere nei luoghi istituzionali dell’organizzazione. Spesso le compagne che ricoprono responsabilità primarie perdono di vista il tema del genere, perché responsabilmente impegnate nel fare funzionare al meglio “il neutro” e a dimostrare di essere all’altezza di tale responsabilità.

È una critica che faccio anche a me stessa, in quanto questo è un meccanismo normale. E viene da riflettere sull’evidenza che noi donne ci siamo effettivamente misurate nella gestione del “potere” veramente da poco tempo!

Un altro tema di riflessione è il permanere di una grande diffidenza delle donne verso le altre donne, una forma di paura ad affidarsi, una sorta di riserva che penso sia la vera ragione per la quale spesso non riusciamo a sentirci libere di vivere il nostro pensiero originale e specifico. Infatti il pensiero originale e libero consente di essere creative e di raggiungere gli obiettivi che si vogliono perseguire. Allo stesso modo quando le donne stabiliscono fra loro complicità e sorellanza hanno raggiunto importanti traguardi nel percorso della loro affermazione personale e sociale.

Penso che su questi temi dobbiamo continuare a riflettere, in quanto la nostra libertà di donne non è conquistata una volta per sempre, infatti nell’osservare i fenomeni sociali dell’oggi è evidente un forte arretramento culturale in tema di parità di genere e diritti. Sono questioni che hanno attraversato la nostra discussione congressuale a mio avviso in modo inedito e concreto, in quanto si è dato corpo ad una vera e propria piattaforma di genere e si sono definite regole statutarie più stringenti in termini di parità.

Sono opportunità che dobbiamo saper cogliere con consapevolezza e capacità di misurarci con le difficoltà soggettive e oggettive.