E così dopo il magnate-imprenditore televisivo degli anni ‘90, dopo il capo-comico della compagnia a 5 stelle, è arrivato il capo banda, il bullo e siede nientepopodimenoche sulla poltrona del Viminale.
Salvini utilizza quello di ministro dell’Interno, come una sorta di lasciapassare per sdoganare e propagandare tutto il peggio possibile in un Paese come il nostro, ancora una volta pronto ad accantonare in qualche pizzo la corda civile e a mettere in moto la corda pazza.
Si sente come il “duce”, il nostro e così si muove e agita e promuove i suoi sodali e alimenta tanti piccoli “bullini”: quello che è capitato a Modena con l’aggressione ad operatori dell’accoglienza e poi a Forlì venerdì scorso è esemplare. Il ministro dell’Interno ha di fatto occupato la sede municipale del capoluogo romagnolo, il capopopolo leghista si è affacciato al balcone che prima di lui calcava il duce – quello vero – e ha tenuto un comizio in puro stile fascista.
Da quel balcone il bullo del Viminale ha insultato chi lo contestava, ovviamente ignorando che proprio lì, nella piazza che si apre davanti a quel balcone, c’è ancora il lampione in cima al quale vennero impiccati Iris Versari e Sirio Corbari, partigiani: un evento che sicuramente sarebbe piaciuto ai suoi amici di CasaPound, quelli che “via gli stranieri che stuprano le nostre donne”, e come fanno a stuprarle loro?
Fascismo e razzismo fanno tutt’uno ormai nelle parole e nelle opere del bullo del Viminale: entrambi utilizzati per ottenere potere, per alimentare insicurezza, per qualche voto in più. E in questa deriva autoritaria non si salva nessuno: “tappatevi la bocca” dice il nostro, rivolto ai suoi alleati di governo che fanno finta di reagire ma stanno lì, ben attaccati alle poltrone.
È una tragicommedia, quella che si consuma ogni giorno in Italia: come sempre ne pagheremo tutti il prezzo, quelli che ridono, quelli che applaudono, quelli che picchiano, quelli che votano e quelli che resistono e lottano e non si arrendono.
Perché ci sono momenti in cui bisogna scegliere da che parte stare.
Bologna, 6 maggio 2019
Passaparola esprime tutta la propria solidarietà alla Camera del Lavoro di Forlì e alla sua Segretaria Generale per la posizione ferma che ha tenuto e per gli insulti e gli “auguri macabri” che ha ricevuto.