Il mondo vive un delirio collettivo senza tregua. Tutti speriamo che la spirale di follia si plachi e smetta di lasciare strade lastricate di cadaveri e alimentare una deriva nazionalista e populista che già colpisce Paesi di antica tradizione democratica e che si allarga come l’acqua quando deborda. Dobbiamo dirlo: temiamo che la situazione non sia al limite peggiore. Dacca, Nizza, Monaco, Kabul e prima ancora Parigi, Bruxelles, la Nigeria… cosa dobbiamo ancora vedere?

Cresce una sensazione drammatica: i valori e i principi democratici della vecchia Europa sono in crisi, lasciano spazio alle pulsioni, il senso di appartenenza comune rischia di liquefarsi. Il mondo subisce una trasformazione epocale: continua un inarrestabile esodo da un presente di violenza ad un futuro senza speranza; il fanatismo religioso guida azioni che di spirito religioso non hanno nulla; il governo delle dinamiche mondiali sfugge ad una politica debole e ripiegata ed è in mano a potentati economici e finanziari con pochi scrupoli.Una situazione che acuisce le disuguaglianze, affama interi popoli, marginalizza migliaia di giovani e, in troppi casi, li consegna a gesti disperati. Ci si dice ad ogni occasione in cui sembrano non esistere più limiti, che non bisogna avere paura, l’amore per la vita vince sulla semina di morte. Diciamolo forte, per soffocare il timore: la paura non vince e dobbiamo vivere la nostra vita.

Proviamo a farlo, da questa riga. Ci sono due scadenze importanti per i pensionati. E’ in atto un confronto sulla previdenza, tra sindacato e Governo, che affronta temi che riguardano il lavoro attivo e le modalità per garantire un futuro previdenziale a chi lavora, ai giovani, correggendo almeno le storture più evidenti della Legge Monti-Fornero. E si affrontano punti che riguardano i pensionati e la nostra piattaforma unitaria. Lo diciamo chiaro: non si può trattare all’infinito/occorrono risultati non solo simbolici.

Primo: va equiparato il trattamento fiscale delle pensioni con quello del lavoro attivo: le pensioni italiani hanno il triste primato di subire le tasse più alte d’Europa, non si può continuare a tassarle di più di chi lavora.

Secondo: va estesa la platea di chi fruisce della quattordicesima, oggi limitata alle pensioni inferiori ai 9786 euro annui, e gli importi vanno accresciuti.

Terzo: la perequazione delle pensioni va resa certa e deve prevedere che tutte le pensioni crescano in riferimento al costo della vita, con gradi di copertura totali per gli importi più bassi e decrescenti con il crescere del vitalizio. Occorrono quindi provvedimenti significativi sulla povertà anche per gli anziani, e occorre definire un quadro di riferimento per gli interventi sulla non autosufficienza: su questo è aperto un ulteriore tavolo di confronto con il Governo che ci vede protagonisti. Ci aspettiamo risposte, viceversa torneremo a mobilitarci come abbiamo dimostrato di sapere e poter fare il 19 maggio a Roma.

Nella nostra regione è partito il lavoro per il nuovo Piano Sociale Sanitario. E’ un passaggio delicato: la Regione ha presentato una prima traccia di documento, e ha promosso tre assemblee pubbliche di “area vasta”, a Bologna, Cesena, Reggio Emilia. Occasioni utili di ascolto dei tanti soggetti che, a vario titolo, sono coinvolti nel sistema; adesso occorre che il confronto proceda con le organizzazioni sindacali.
Le tendenze demografiche, l’evoluzione epidemiologica che ne consegue (crescono gli anziani, crescono le patologie croniche invalidanti), la difficoltà di reperire risorse “fresche”, segnano una fase difficile. E’ importante che il nuovo Piano coinvolga le risorse della comunità (la cooperazione sociale, le associazioni, il volontariato…), ma con un punto imprescindibile: il Pubblico deve avere saldamente nelle sue mani il governo del sistema e deve esserne garante, mantenendo comunque aree di gestione diretta. Da qui non si prescinde e non si prescinde dalla necessità di produrre innovazione nella situazione attuale: nella sanità va concretizzata la scommessa delle Case della salute (quelle vere e non i poliambulatori ai quali si cambia targa) e degli Ospedali di comunità con posti letto che valorizzino il territorio e va affrontato il nodo del personale, cronicamente insufficiente. Nel sociosanitario, va affermata la centralità come punto portante del sistema, di una domiciliarità sostenuta, tutelata, collegata ai Centri Diurni, alle semiresidenze, ai Caffè Alzheimer. Puntiamo ad un sistema che utilizzi il ricovero in strutture residenziali solo nei casi estremi e crei una rete di attenzione, prevenzione, sostegno che consenta al non autosufficiente di evitare solitudine e abbandono. Un passaggio essenziale dovrà essere un sistema di sportelli sociali che non si limitino a dare informazioni, ma gestiscano la presa in carico del bisogno in rapporto con i soggetti attivi sul territorio.

Confronti importanti per risultati concreti: la vita va avanti e non vince la paura.