Con tre incontri importanti la Cgil di Ferrara ha ricordato Giacomo Matteotti, il parlamentare socialista fatto assassinare da Mussolini, che per un breve periodo fu anche segretario della Camera del lavoro di Ferrara

di Franco Stefani

Giacomo Matteotti viene ricordato per la sua morte tragica, come vittima della violenza fascista, di un fascismo guidato da Mussolini impegnato con tutti i mezzi a conquistare il potere. Lo si ricorda meno per la sua vita, per quello che concretamente fece, a cominciare dalle campagne del suo Polesine, per riscattare dalla miseria e dall’abiezione i braccianti e i contadini poveri.
Nato a Fratta Polesine (Rovigo) il 22 maggio 1885, di famiglia ricca, proprietaria di vasti possedimenti terrieri, laureato a pieni voti in Giurisprudenza a Bologna, ebbe modo di studiare e viaggiare all’estero, apprendendo le lingue: poteva diventare uno stimato avvocato o darsi alla carriera universitaria, per vivere comodamente. Invece si dedicò agli ultimi, con tutte le sue energie e le capacità di amministratore pubblico, di dirigente politico socialista, di parlamentare preparato e rigoroso.
La sua vita fu stroncata dai sicari fascisti mandati da Mussolini e capeggiati da Amerigo Dùmini, la cosiddetta “Ceka del Viminale”, il 10 giugno 1924. Erano trascorsi dieci giorni dal suo coraggioso discorso a Montecitorio, con cui il 30 maggio denunciò implacabilmente le responsabilità politiche – a cominciare dalla legge Acerbo del 1923 sul premio di maggioranza, approvata in un clima intimidatorio – nonché le ripetute violenze squadristiche e i brogli delle elezioni italiane del precedente 6 aprile, che aprirono in pratica la strada all’instaurazione piena del regime fascista.
La Cgil di Ferrara, in collaborazione con la sezione Anpi ”Luana Vecchi”, il Museo del Risorgimento e della Resistenza, la Fondazione Casa Matteotti, il consorzio Factory Grisù, e l’associazione “Occhio ai media”, con il patrocinio del Comune di Ferrara, hanno voluto ricordare il Matteotti forse meno noto al grande pubblico che, tra l’altro, ricoprì, dalla fine del 1920 ai primi mesi del 1921, la carica di segretario di una Camera del lavoro che contava circa 90 mila iscritti.
Una iniziativa articolata in tre momenti. Il primo, il 10 maggio scorso, è stato un excursus comprendente la nascita del fascismo a Ferrara (Antonella Guarnieri); il periodo in cui Matteotti resse le sorti del movimento sindacale ferrarese (Luigi Davide Mantovani) ed una riflessione su revisionismo e antifascismo militante (Daniele Civolani). Il secondo incontro (17 maggio), ha avuto come tema il fumetto di Francesco Barilli e Manuel de Carli “Il delitto Matteotti” (edizioni BeccoGiallo, 2018), durante il quale due studentesse universitarie, Malek e Mary, di “Occhio ai media” hanno intervistato gli autori e dialogato con il pubblico. Terzo e ultimo momento, un “viaggio della memoria” il 25 maggio alla casa – museo di Matteotti a Fratta Polesine.

Libri, ma anche una “graphic novel”

Su Matteotti i libri scritti sono molti, tra gli ultimi quello – ripubblicato quest’anno da Rizzoli, quasi un secolo dopo, con la prefazione di Walter Veltroni – intitolato “Un anno di dominazione fascista”, in cui emergono i tratti di una personalità che dovrebbero essere un esempio: riformismo unito alla radicalità e alla determinazione per realizzare disegni di progresso, grande preparazione giuridica e amministrativa, concretezza, onestà, coraggio e responsabilità delle proprie azioni. “L’oppositore più intelligente e irriducibile del nascente regime” lo definì Piero Gobetti.
Chi voglia conoscere più a fondo Giacomo Matteotti, può – tra i tanti libri – consultare quello della Fondazione Di Vittorio “Giacomo Matteotti, un riformista rivoluzionario” edito da Donzelli nel 2015 e curato da Eugenio Montali.
Libri sì, ma anche una graphic novel, come oggi vengono denominati particolari fumetti. Quella realizzata dallo sceneggiatore Francesco Barilli e dall’illustratore Manuel De Carli traccia la storia degli ultimi mesi di vita di Matteotti, intrecciandola soprattutto con la storia dei suoi carnefici, dal mandante Mussolini all’esecutore Dùmini.
I fumetti possono conquistare l’attenzione dei giovani, quando parlano di politica o di antifascismo? La risposta data a chi scrive di Barilli e De Carli è affermativa, e deriva dai molti incontri che i due autori hanno avuto, soprattutto nelle scuole. Operazioni di lettura del passato e di congiungimento al presente come quella di Ferrara stanno a dimostrare che i linguaggi possono essere diversi, incontrare sensibilità differenti. L’importante è che la memoria sia tenuta viva, e che venga trasmessa.