Su Argentovivo il nostro segretario generale Bruno Pizzica, dopo le elezioni europee si è rivolto direttamente ai pensionati e alle pensionate: “Caro lettore, cara lettrice parliamo. Vogliamo capire le ragioni del vostro voto, perché ascoltare è la strada maestra del mestiere di sindacalista”. Pubblichiamo una delle lettere ricevute e la risposta di Bruno Pizzica

Caro Bruno,
rispondo volentieri al Tuo appello perché le cose che mi porto dentro sono tante e da tanto tempo, ma mi stupisce che Tu ti ponga il perché di quanto successo a Ferrara e Forlì nonostante i tanti articoli apparsi sul nostro giornale di compagne e compagni che orgogliosamente si dichiarano comunisti, di come il Partito Comunista abbia dato loro la dignità, la coscienza di se stessi e di appartenenza.
Ma tutto questo grazie al compagno (si fa per dire) Occhetto piano piano si è dissolto tutto è cominciato dalla Bolognina, non siamo più comunisti, cosa siamo socialdemocratici, di centrosinistra?
Anche il sindacato al seguito ha accettato la trasformazione: via la scala mobile e tante altre cose tante conquiste ottenute con le lotte sia di operai che di braccianti, a poco a poco le abbiamo perse, il sindacato si è frantumato in tante sigle (quante?) perdendo così il suo potere. Spero molto in Landini.
Caro Bruno, sono comunista da quando ero ragazzina piegata nei campi ho realizzato che il padrone mi sfruttava e ho da allora sempre lottato, dalla parte della povera gente poi la guerra, il marito, un fratello e cugini in campi di concentramento in parte liberati dall’Armata Rossa come buona parte dell’Europa, anche se costa molto ammetterlo perché si vuole cancellare tutto ciò che è comunismo, anzi è diventato il simbolo del male, sono carnefici che hanno pagato con 25 milioni di morti.
Tutti i governi che si sono succeduti hanno distrutto quel po’ di sinistra che era rimasta fino al colpo di grazia di quel sbruffone di Renzi.
La sinistra non c’è più, ma in compenso ci sono i fascisti, come io all’indomani della Bolognina scrissi a Occhetto che il suo atto avrebbe dato il via al ritorno del fascismo (conservo ancora la sua risposta).
Direi che la scuola ha una grande colpa, solo da pochi anni si studia la storia contemporanea e si parla di ciò che è stato il fascismo, si portano i giovani a visitare i campi di concentramento e i posti delle stragi naziste: Mauthausen, Auschwitz, Dachau, Risiera di San Sabba, Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema e tanti altri posti che ho visitato con i miei figli.
Tutto questo ci ha portato piano piano al voto di Ferrara e Forlì città piene di storia operaie e di lotte, speriamo di salvare la Regione.
Avrei ancora tante cose da aggiungere ma senz’altro Tu dissentirai dal mio giudizio ma sappi che molti (il 50 per cento) non vanno più a votare perché la pensano come me, ma io ci vado sempre finché le gambe me lo permetteranno per votare comunista pensando a LENIN,
Un cordiale saluto, Maria Fornari e Franca Gonizzi

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Cara Franca e cara Maria…
Grazie per la lettera che avete inviato al nostro giornale in risposta all’appello a confrontarsi sulle ragioni del voto del 26 maggio e in particolare sui comuni di Ferrara e Forlì, passati alla destra e alla Lega.
Vi stupite che mi sia chiesto il perché di quel voto in due città di antica tradizione antifascista: credo che per chi fa il mestiere del sindacalista, sia quasi obbligatorio chiedersi “il perché” di un voto che parla anche alla tua organizzazione, ma non solo.
Il voto di Ferrara e Forlì è un colpo diretto al nostro sistema di valori.
Fate riferimento alla Bolognina e alla svolta di Occhetto: da lì nasce certamente un’altra storia per tutti noi che nel Pci avevamo creduto, con quell’adesione militante che è stata la forza di quel partito e della sua comunità.
Ho sofferto molto quella scelta e devo confessare che al congresso della mia sezione tra le tre mozioni (Occhetto per il sì, Ingrao per il no, Bassolino per una soluzione intermedia), il mio voto andò proprio ad Ingrao: comprendevo le ragioni storiche della fine del Pci, ma avevo forte il timore che nulla sarebbe stato più come prima e che si sarebbe alimentata una divisione nel nostro popolo. Oggi, alla luce dei 30 anni trascorsi, bisognerà ammettere che una deriva c’è stata, ma forse bisogna anche ammettere che lo spazio per un partito come il Pci, oggi sarebbe molto problematico (del resto farei fatica a identificarmi con quello che succede nella Russia di Putin, così cara a Berlusconi e Salvini).
Anche se ci fosse ancora il Pci, a Ferrara e Forlì avremmo perso lo stesso, perché in realtà da quel 1989, il mondo ci è cambiato davanti agli occhi e non sempre siamo stati all’altezza nel comprendere cosa stava succedendo (forse perché non corrispondeva alla nostra idea di società). Un esempio per tutti: il mondo del lavoro e la rappresentanza del sindacato. Credo che uno degli errori commessi, in particolare nel nostro territorio, sia stato quello di pensare di poter vivere di rendita, di vincere comunque, di non essere vulnerabili: la vicenda di Bologna 2000, la vittoria del centro destra, avrebbe forse dovuto insegnarci di più. La rapida riconquista di Palazzo D’Accursio con Cofferati, ci illuse che si trattava solo di un incidente di percorso… ne stanno capitando troppi di questi incidenti, oggi!
Scrivete: “speriamo di salvare la Regione” e avete proprio ragione. Gli equilibri attuali in Emilia-Romagna, non ci mettono certo al riparo da una possibile sconfitta. E del resto dobbiamo essere consapevoli che in Emilia-Romagna, si giocherà una partita decisiva, per i prossimi anni: se cade l’Emilia (e magari la Toscana), avremo un Paese perfettamente omologato sotto la leadership di uno come Salvini, l’esatta incarnazione di un Paese che ha smarrito la propria anima.
Scrivete ancora: “la Scuola ha una grande colpa” ed è certo vero. A scuola non si studia il ‘900 post-guerra mondiale ovvero lo si fa molto superficialmente.
Colpisce oggi che tanti cittadini siano attratti da una figura francamente autoritaria, intollerante, arrogante quale quella di Salvini; se ci si pensa bene, dal 1994 con la sconfitta dei “Progressisti” di Occhetto e la vittoria di Berlusconi, si avvia una fase che scommette sull’uomo solo al comando. I due governi Prodi sono stati una veloce parentesi e bisognerebbe fare i conti con la responsabilità storica di chi (Bertinotti e la sua Rifondazione) affossò il primo governo Prodi, riconsegnando il timone a Berlusconi. Dunque una deriva personalistica e leaderista: Berlusconi, lo stesso Renzi, oggi Salvini. Gli Italiani si consegnano a un leader di destra estrema, che non a caso raccoglie su di sé CasaPound, Forza Nuova, le peggiori pulsioni che alimenta con una comunicazione fondata su orgoglio nazionale e paura, opportunamente instillata e alimentata utilizzando l’incarico di Ministro dell’Interno.
A questo punto che fare? Intanto non arrendersi e non cedere alla tentazione del non-voto, come purtroppo tanti hanno fatto a sinistra (lasciando campo libero alla destra…). Dopo di che ripartire dai Valori, i nostri Valori: la solidarietà, la tolleranza, la giustizia sociale, la democrazia partecipata, il mutualismo, il senso di appartenenza, la coesione sociale… Non possono essere smarriti ma vanno curati, sostenuti, alimentati misurandosi con una realtà che li ignora, li qualifica come “buonisti”, si alimenta di cinismo e aggressività. Noi, il sindacato, la Cgil, lo Spi non possiamo ritrarci sull’Aventino: abbiamo le nostre idee, le nostre rivendicazioni, da qui partiamo ma avendo ben chiara la posta in gioco e quindi la consapevolezza che la battaglia dobbiamo farla in modo esplicito, a partire dal voto per la Regione. E dobbiamo spingere perché la sinistra ritrovi un minimo di coesione interna, la propria anima, i propri ideali e la forza e il coraggio di non dividersi in mille rivoli che portano alla ininfluenza.
Oggi più che mai, abbiamo bisogno di quel sindacato “soggetto politico” che è tratto distintivo della nostra Cgil: e abbiamo bisogno, la sinistra ha bisogno, di persone che non si ritraggono. Come voi Franca e Maria: grazie.
Bruno Pizzica