Dalle elezioni al congresso Cgil (numero 18), quest’anno (come tanti suoi “predecessori” che finivano per otto) segnerà un passaggio importante. E noi, in collaborazione con i ragazzi e le ragazze della Rete degli studenti, ci aggiungiamo alcune iniziative su scuola, razzismo e sanità – sempre nel segno del numero otto

Sarà una coincidenza bizzarra, di quelle che la Storia confeziona magari per caso, ma quando l’anno finisce per 8… Partiamo da lontano, la rivoluzione americana, 1778; un salto in Italia, 1848 Prima guerra d’indipendenza e avvio della fase risorgimentale; un passo avanti, il generale Bava Beccaris spara sulla folla che protesta a Milano per la tassa sul macinato, 1898, e spinge verso l’attentato mortale a Re Umberto I°; finisce la Prima guerra mondiale, 1918; il regime fascista si allinea alla Germania nazista e approva le leggi razziali e la persecuzione verso gli ebrei, 1938; e ancora , 1948, entra in vigore la Costituzione della Repubblica e segna un passaggio decisivo verso un assetto democratico anche se nello stesso anno, il 18 aprile, il voto popolare sancisce la divisione delle forze che avevano combattuto il fascismo e liberato il Paese; poi c’è il 1968, le lotte studentesche che si saldano con quelle operaie, i fermenti di un nuovo protagonismo sociale e di grandi lotte sindacali per riforme strutturali che porteranno, tra le altre, alla riforma sanitaria: via le vecchie mutue, si costruisce il nuovo Sistema Sanitario Nazionale, basato sul principio della universalità delle cure: era il 1978, mese di dicembre. A luglio era stata approvata la legge sull’equo canone…ma il 1978 resta nella storia d’Italia, per la strage di via Fani e l’assassinio di Aldo Moro, era il mese di maggio.
Siamo finalmente arrivati ai giorni nostri. 2018, anno di elezioni politiche massimamente incerte segnate dal ritorno di guitti stirati a nuovo ma sempre più vecchi, dalle aspirazioni di giovani ambiziosi figli di altri guitti di antica esperienza, dalle (solite) divisioni della sinistra, dal riemergere preoccupante di movimenti fascisti con parole d’ordine violente e razziste che riportano il Paese ad anni che sembravano superati. La tentata strage di Macerata con un prototipo fascista che dalla sua auto spara contro persone inermi, selezionando accuratamente gli stranieri, esemplifica il rischio di tornare ad anni bui, carichi di intolleranza, violenza, insicurezza, segnati da un rinnovato razzismo fobico. E non stupisce più di tanto che forze politiche nazionali candidate al Governo sminuiscano il senso di questi episodi, ridotti a “bravate” senza importanza: così la Lega di Salvini, così Fratelli d’Italia di Meloni, così la stessa Forza Italia preoccupata più della tenuta della coalizione che del futuro del Paese. Noi lo diciamo senza giri di parole: speriamo che il buon senso della gente che vota sconfigga i teorici della intolleranza e del razzismo.
Il 2018 è anche l’anno del 18° congresso della Cgil: un passaggio importante per la nostra organizzazione, ma anche per il sistema democratico del nostro Paese. Vorremmo cogliere l’occasione per approfondire il senso di alcuni anniversari che cadono proprio quest’anno, sotto il segno del numero 8.
Proveremo, in collaborazione con i ragazzi e le ragazze della Rete degli studenti, ad approfondire alcuni punti della Costituzione repubblicana, ponendoci l’obiettivo di cogliere la distanza tra i principi scritti e quello che davvero si è stati capaci di realizzare. Partiremo con l’art.1, per chiederci se davvero la Repubblica Italiana sia fondata sul lavoro o se quell’affermazione sia in realtà stata relegata sugli scaffali dei buoni principi; ci occuperemo quindi dell’articolo 34, che afferma il carattere pubblico della Scuola e il principio del diritto di accesso che lo Stato deve comunque garantire anche a chi non ne ha possibilità. Approfondiremo quindi il combinato degli artt. 36 e 37, che prevedono il diritto al giusto salario: una retribuzione cioè che sia corrispondente al lavoro che si presta e che comunque garantisca dignità di vita e, nello stesso tempo, che non differenzi il trattamento sulla base del genere: più agli uomini e meno alle donne.
Pensiamo quindi di soffermarci sulle leggi razziali, per la drammatica attualità che hanno restituito a quella aberrazione le cronache di questi giorni e atti, dichiarazioni, impegni di esponenti politici e della stampa. Infine ci piacerà ricordare la riforma sanitaria del 1978, i principi che la ispirarono e che a noi sembrano ancora più che validi, le contraddizioni e le difficoltà di gestirla rispondendo ai bisogni delle persone e, soprattutto, non escludendo nessuno dal diritto ad essere curato ed assistito.
Argomenti che ci sembrano importanti e, per alcuni aspetti, decisivi in un Paese in perenne crisi di nervi tra stentati e faticosi passi avanti e una mai sopita tentazione populista che puntualmente si riaffaccia su una scena politico/istituzionale in perenne fibrillazione… sperando sempre di evitare che tutto vada a carte48 !