Parla del tempo che viviamo, la vicenda di Patrick Zaki, giovane studente egiziano che frequenta un master a Bologna, accolto dai gendarmi nel suo Paese, l’Egitto, arrestato e torturato in carcere.
Pare sia accusato di voler “sovvertire lo Stato”, come accadde per Giulio Regeni e speriamo che la sua sorte possa essere diversa ora che la sua vicenda è diventata un caso all’attenzione internazionale.
In Egitto “governa” un dittatore e poco contano i diritti civili, libertà di espressione in testa; la dinamica è la stessa che guida il presidente turco Erdogan le cui carceri sono piene di giornalisti e intellettuali e che, proprio qualche giorno fa, ha restituito legittimità al fenomeno atroce delle “spose bambine” di 9 anni.
In Cina è passato dalle patrie galere il medico oculista che per primo ha scoperto il coronavirus e ne è rimasto vittima, dopo essere stato accusato di procurare “allarme pubblico”.
La parola libera fa paura e va perseguitata, repressa, messa a tacere, ma inutilmente: la parola libera è come la farfalla gialla disegnata dalla bambina deportata a Terezin e di cui ha parlato Liliana Segre. Vola alta comunque, vola sopra il filo spinato e si spinge verso il cielo: basta aprire gli occhi per vederla davanti a noi e seguire il suo volo libero.
Bologna, 13 febbraio 2020