Alice nel paese di internet
La nostra regione è all’avanguardia nel difficile terreno dell’alfabetizzazione digitale, soprattutto rispetto agli over-65. Merito anche di un progetto di cui lo Spi-Cgil ER è partner essenziale: Pane e internet. Ma perché un anziano (anzi, spesso un’anziana) dovrebbe mettersi a trafficare con tablet e smartphone?
di Marco Sotgiu
Scriveva Lewis Carroll: Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero. “Che strada devo prendere?” chiese. La risposta fu una domanda: “Dove vuoi andare?” “Non lo so”, rispose Alice. “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”.
Pane e internet è un progetto che ha ormai una lunga storia in Emilia-Romagna e che si propone di avvicinare ai computer persone un po’ “avanti” con l’età e un po’ “indietro” con la conoscenze tecnologiche. Cerchiamo di capire perché una persona anziana, arrivata al bivio computer-non computer, dovrebbe scegliere di diventare di nuovo un bimbo che apprende a esprimersi. E perché ha importanza decidere se percorrere o meno quella strada.
Si parla tanto di bambini nati già nell’era di internet, i “nativi digitali”; un po’ meno dei “nonni digitali” che pure sono tanti e appassionati. Si pensi che l’incremento dei profili Facebook negli ultimi anni è stato soprattutto nella fascia over 55.
Per quelli che digitali ancora non sono il problema della cosiddetta alfabetizzazione rimane, anzi si complica perché oltre l’alfabetizzazione, quindi l’uso essenziale dei computer, le persone “anziane” hanno più di altri bisogno di una motivazione forte: l’esigenza di mettere in pratica queste conoscenze.
“Dal bilancio che abbiamo fatto di questi anni di progetto – dice Gabriella Dionigi, segretaria regionale Spi-Cgil ER – balza subito all’occhio che a fruire di questi punti Pane e Internet sono soprattutto donne che hanno superato i 55 anni e quindi la presenza delle donne pensionate è un dato significativo per lo Spi”.
Ancor più significativo è il passaggio dall’alfabetizzazione (quindi il fatto di insegnare alle persone a usare i computer) alla cultura digitale, facilitando di fatto un cambiamento culturale con un progetto che interesserà negli anni 2014-2018 ben ventimila emiliano-romagnoli. “Infatti – continua Gabriella Dionigi – vorremmo adesso proporre alla Regione un percorso più avanzato da costruire nei vari territori. Da una parte pensiamo all’uso dei social network, quindi ad uno sviluppo di capacità di relazione che naturalmente non è sostitutivo ma aggiuntivo rispetto alle relazioni in carne e ossa. Dall’altra parte immaginiamo come migliorare la qualità della vita delle persone anziane. Faccio l’esempio del Fascicolo Sanitario Elettronico, che può facilitare il percorso di cura. E partendo da questo si può costruire un rapporto migliore in generale con le istituzioni, dall’anagrafe comunale fino all’Inps, visto che l’Istituto di previdenza prevede ormai solo l’uso del Pin per l’accesso informatico e non invia quasi più documenti cartacei”.
C’è poi il discorso dell’esclusione sociale. Gli anziani sempre più spesso rischiano di rimanere ai margini di un dibattito politico e culturale che si sviluppa soprattutto attraverso i social network e comunque attraverso un’informazione sempre più orientata alla rete. “Non si può pensare di lasciare fuori una fetta così importante della nostra realtà regionale, visto il cambiamento demografico a cui stiamo assistendo. Così come dobbiamo estendere il progetto a quei territori, come i paesi di montagna, che sono ai margini della rete digitale, dove non arriva la fibra ottica e quindi internet veloce. Qui vorremmo che ci fossero più punti del progetto Pane e internet. E infine la sinergia con la Regione e con gli enti locali serve anche a formare nuovi docenti che possano introdurre le persone ai servizi digitali e alla vera e propria cultura digitale. E non ultimo a reperire gli spazi, come le aule di informatica delle scuole e le biblioteche, dove sono presenti i computer che le persone possono utilizzare”.
Ma quanto il progetto Pane e Internet ha cambiato la vita delle persone che hanno preso parte ai corsi? Abbiamo provato a sentirne un paio.
Gabriella Carè (di Monterenzio, sulle colline bolognesi) ci parla di una bella esperienza fatta con un giovane formatore che in modo chiaro e con grande disponibilità ha spiegato alcune funzioni molto pratiche (a partire ad esempio dall’uso della barra spaziatrice, che non serve solo a creare gli spazi in un testo). “Io ho lavorato per 15 anni con la macchina da scrivere, ma parlo degli anni Settanta. Quindi sapevo poco di computer. Ci hanno spiegato cosa sono i file, come creare e usare le cartelle nei computer, come utilizzare la posta elettronica, insomma i concetti di base e adesso spero in un altro corso per approfondire”. Ora Gabriella usa di più il computer soprattutto per cercare informazioni, per esempio se ha una curiosità oppure se vuole provare una nuova ricetta. “È stata mia figlia a spingermi un po’, ha recuperato un computer usato per me e ancora adesso se ho dimenticato qualcosa dal corso chiedo a lei di ricordarmi come fare. Secondo me è necessario avere un po’ di dimestichezza con i computer: alcune cose (pagamenti, controlli, prenotazioni) si possono fare in rete, così come ho sentito persone che hanno avuto ricette mediche e risultati di analisi cliniche direttamente a casa senza spostarsi”.
Ma, giustamente, non tutti la pensano allo stesso modo. “Io il computer l’ho sempre avuto in antipatia e ho sempre criticato chi lo usava in famiglia”, esordisce Luigina Marastoni (di Ozzano Emilia), un’altra partecipante ai corsi. “Soprattutto per quanto riguarda i bambini, secondo me rappresenta una perdita di tempo e un’occasione mancata rispetto ad altre attività più significative”. E allora perché ha partecipato al corso, le chiediamo. “Mi sono resa conto che a volte è indispensabile. Per esempio quando ho rinnovato il passaporto ho chiesto in questura cosa dovevo fare e mi hanno risposto di fare la richiesta via computer. Quando ho spiegato che non lo sapevo usare mi hanno detto di andare da loro e sono stati loro a farmi la richiesta via computer. Lì mi son detta: forse è meglio che io impari un po’”.
Però a Luigina il computer continua a non piacere: “Vedevo gli altri corsisti molto interessati, ma io questa passione non ce l’ho. Come si dice, mi va dentro da un orecchio e mi va fuori dall’altro. Penso che si possa vivere anche senza, ma d’altra parte io guardo poco anche la televisione e preferisco ascoltare Radio3, quindi sono un po’ contro-corrente”.
Meglio leggere un libro! Esclama Luigina, ma anche in questo caso ha qualcosa da dire: “Mi da fastidio sentire che adesso c’è il libro elettronico, solo a sentirne parlare a me viene l’avversione, ma d’altra parte mi ha dato fastidio anche vedere i libri venduti al supermercato perché non mi sembra il posto adatto, mi sembra come togliere valore al libro, che per me è altissimo”.
(A questo punto l’intervistatore ringrazia di cuore Luigina, spegne il suo MacBook Air, pensa un attimo alle due-tre ore che comunque passerà stasera a leggere un libro sul suo Kindle Voyage e… va farsi una passeggiata).