Il Presidente del Consiglio, Conte, dice di voler ricreare in Italia il clima dell’8 settembre del 1943. Perfetto: l’8 settembre del 1943, viene reso pubblico l’armistizio con le forze alleate firmato dal generale Castellano il 3 settembre per conto del Governo Badoglio per provare a uscire da una guerra disastrosa. Il Re, Vittorio Emanuele terzo, Capo dello Stato e delle Forze armate, abbandona precipitosamente Roma e fugge verso l’Adriatico fino a Brindisi. L’esercito è allo sbando, gli ex alleati della Germania nazista si trasformano in forza di occupazione. Prende corpo la resistenza partigiana, tra stragi e rappresaglie feroci. Questo è il clima dell’8 settembre 1943 che Conte vuole ricreare nel Paese?
Passaparola non è malizioso ma probabilmente il professore-Presidente confonde l’8 settembre 1943 con il 25 aprile 1945, quando gli italiani si liberano dal regime fascista (sovranista, si direbbe oggi) e si crea un clima di fervore e volontà popolare che trova ulteriore slancio nel voto per la Repubblica del 2 giugno 1946 e poi con la promulgazione della Costituzione il Primo gennaio 1948.
Del resto è comprensibile che, con un Ministro dell’Interno come Salvini, evocare il 25 Aprile sarebbe una bestemmia e si sa che il Presidente parla spesso sotto dettatura. Bisogna perdonarlo, è professore di Diritto civile: sulla Storia è un po’ approssimativo, ma sa benissimo come si applica disciplinatamente un contratto scritto da altri.
Bologna, 10 settembre 2018