Il 10 marzo 2026 è stato sottoscritto tra la Regione Emilia Romagna e Cgil Cisl Uil regionali l’Agenda Sanità, unitamente ad un protocollo di relazioni sindacali e ad un verbale sull’accreditamento.
La sottoscrizione di questi documenti sono frutto di un confronto lungo ma proficuo con la Regione, a cui lo Spi, unitamente alla categoria degli attivi, ha dato un importante contributo.
I documenti rappresentano un metodo partecipativo di governo della sanità, del welfare e della non autosufficienza emiliano romagnola tracciando le linee guida del prossimo Piano Socio-Sanitario Regionale che è in proroga dal 2019.
Con l’Agenda Sanità si sono condivise priorità comuni su cui orientare le scelte organizzative e programmatorie all’interno di un quadro nazionale nel quale, negli ultimi dieci anni, il sistema sanitario pubblico italiano ha subito un progressivo e strutturale sottofinanziamento che ha compromesso la capacità di dare risposte adeguate ed eque ai bisogni di salute della popolazione. Se pensiamo all’evoluzione dei bisogni demografici ed epidemiologici del nostro Paese le politiche di bilancio nazionali avrebbero dovuto investire fortemente in termini di risorse economiche, ma purtroppo ciò non è avvenuto e se non si invertirà la tendenza le stime prevedono, che nel 2028 il Fondo Sanitario Nazionale sul PIL sarà pari al 5,93%, molto al di sotto di ciò che esiste in tanti paesi europei.
Il senso politico dei documenti sottoscritti, oltre la merito dei testi, è la difesa, il rafforzamento, il rilancio della sanità pubblica universale e di un modello emiliano-romagnolo che è sempre stato garanzia dei diritti universali della cura, della salute, dell’assistenza, ma che correva il rischio di non essere più tale.
Necessità quindi di aumentare l’efficacia delle politiche sanitarie e sociali migliorandone l’efficienza, riorganizzare e armonizzare l’offerta sanitarie alle nuove necessità e nuovi bisogni rafforzando in modo significativo la medicina territoriale e valorizzando le professionalità di coloro che operano nel servizio sanitario pubblico. Ciò implica riorganizzare e coordinare l’offerta ospedaliera e territoriale nei diversi contesti, innovare i processi organizzativi e creare una rete flessibile in grado di rispondere alle esigenze delle singole comunità, garantendo risposte appropriate e tempestive.
Diversi gli argomenti affrontati nell’Agenda Sanità: la valorizzazione delle risorse umane in quanto le professioni sanitarie stanno affrontando una profonda crisi ed investire sul capitale umano e professionale del Servizio Sanitario Regionale è fondamentale in quanto il personale rappresenta un patrimonio prezioso da tutelare. Quindi per ciò che si può fare a livello regionale rafforzare i percorsi di crescita professionale, valorizzare le professioni sanitarie e promuovere incentivi territoriali, come progetti di edilizia residenziale sociale o agevolazioni sugli affitti, per frenare la fuga dei giovani professionisti.
Integrazione fra ospedale e territorio, presa in carico e continuità assistenziale cioè un modello di cure primarie attente non solo alla malattia ma al benessere complessivo della comunità. Le azioni prioritarie sono riferite al completamento e realizzazione dei modelli organizzativi e dotazioni organiche minime delle Case della Comunità, delle Centrali operative territoriali (COT), degli Ospedali della Comunità (OSCO), dei Centri di Assistenza Urgenza (CAU), dei PUA, degli Hospice. In Emilia Romagna saranno operative 89 Case della Comunità HUB che avranno al loro interno tutto ciò che serve al cittadino, per una vera presa in carico, cioè i servizi sociali, infermieristici con il completamento del modello regionale degli infermieri di Comunità (IFEC), i servizi di prevenzione oltre che i Medici di Medicina Generale che, con il recente accordo siglato a livello regionale, dovrebbero essere finalmente il primo punto di riferimento per le persone per una vera presa in carico delle fragilità e per l’attuazione della medicina territoriale. Alle Case della Comunità HUB si affiancheranno le Case Spoke più piccole, ma anch’esse molto importanti.
Si procederà anche al riordino della rete ospedaliera che dovrà essere ottimizzata per garantire equità di accesso, appropriatezza ed efficienza, rafforzando la centralità del Servizio Sanitario Pubblico e la piena integrazione con il territorio, riducendo le disomogeneità nell’accesso e nell’utilizzo dei servizi, rispettando le specificità territoriali, e riservando l’ospedale a quelle problematiche cliniche che non possono essere affrontate con altrettanta efficacia sul territorio.
E’ evidente che questi processi non sono di breve termine, ma dovranno dare una risposta alle problematiche di salute della popolazione in tempi certi e celeri, lavorando su liste di attesa e sull’appropriatezza sia per ciò che riguarda la specialistica ambulatoriale, diagnostica, interventi programmati.
Altro capitolo molto importante è quello dell’integrazione socio sanitaria su cui molto si è costruito nella nostra regione in questi anni, ma che dovrà essere necessariamente potenziata in quanto “l’inverno demografico” è un dato reale e all’invecchiamento si associano problemi legati alla cronicità, alla non autosufficienza e alla disabilità. Quindi politiche a favore dell’invecchiamento attivo, riconoscimento del ruolo del caregiver, potenziamento della domiciliarità rafforzando la dimensione della prossimità favorendo anche modelli di assistenza personalizzata al proprio domicilio, rafforzamento e qualificazione della rete dei servizi accreditati e valorizzazione del Fondo regionale per la Non Autosufficienza (FRNA) che è stato fortemente aumentato a seguito dell’accordo unitario sottoscritto con la regione lo scorso anno.
Tanto altro c’è nell’Agenda Sanità tra cui la politica del farmaco e dei dispositivi medici e delle innovazioni tecnologiche, il ruolo della ricerca e la collaborazione con il mondo accademico, tutti temi di confronto con le OO.SS. sottoscrittrici dell’accordo dando attuazione al Protocollo di relazioni sindacali che accompagna l’Agenda Sanità, protocollo che troverà attuazione anche nei confronti territoriali con le Conferenze Territoriali Socio Sanitarie e le Direzioni Aziendali, valorizzando il protagonismo della contrattazione sociale territoriale.
Ultimo punto anche se non per minor importanza è il verbale di confronto in tema di accreditamento dei servizi socio sanitari. Non era un scontato arrivare alla sottoscrizione in quanto la regione, a fronte di normativa nazionale, aveva sospeso fino alla fine del 2026 i nuovi requisiti di accreditamento. Su questo punto il confronto è stato lungo e a volte anche aspro. Con questo verbale si conferma la volontà da parte della regione di aggiornare e qualificare il sistema sia per le persone anziane e disabili che per gli operatori che vi lavorano. Lo si farà attraverso una serie di azioni, con gradualità soprattutto per ciò che riguarda il personale OSS ed infermieristico, per arrivare a garantire l’entrata in vigore del nuovo sistema di accreditamento al più tardi dal 01/01/2028.
Abbiamo lavorato con tenacia, unitamente alla Cgil e alla Funzione Pubblica, perché si riprendesse un confronto partecipato con la Regione portando il nostro contributo a tutela di un welfare ed una sanità pubblica ed universale che dia risposte importanti ed eque alle persone anziane, fragili, disabili. Il sindacato pensionati non si rassegna ad un Paese nel quale le persone non riescano a curarsi e nel quale le risposte all’invecchiamento vengano date da un modello assicurativo e non dal sistema pubblico.