Domani, 23 giugno, ricorre il primo anniversario della scomparsa di Stefano Rodotà, giurista uomo politico grande intellettuale.
Luigi Di Maio e il Movimento 5S, nel 2015, sostennero con forza la candidatura di Rodotà a Presidente della Repubblica: una figura alta del Paese, si disse, sempre schierata a difesa dei diritti di cittadinanza.
C’è un libro, tra i tanti scritti da Rodotà, che sintetizza sin dal titolo il suo pensiero: “Il diritto di avere diritti”, dove si parla di “homo dignus”, l’uomo che è messo in condizione di vivere degnamente e che quindi ha diritti inalienabili, proprio perché uomo.
Cosa direbbe oggi Stefano Rodotà di un Governo dei 5 stelle (quelli che lo volevano Presidente) complici consapevoli e convinti delle posizioni del Ministro dell’Interno, Salvini, che sta facendo strame proprio dei diritti inalienabili delle persone, uomini donne bambini, a partire da quello fondamentale alla vita?
Vorremmo saperlo da Di Maio o Grillo o Di Battista o Fico: qual’è il filo che lega “Il diritto di avere diritti” di Rodotà alle ruspe, ai porti chiusi, ai “Rom, che se sono italiani ce li dovremo purtroppo tenere”?
Ci manca il pensiero di Stefano Rodotà.
Bologna 22.06.2018