La storia dei nostri territori è purtroppo segnata anche da stragi. Da quelle nazi-fasciste (su tutte l’eccidio di Marzabotto) alla strage di Bologna (dai mandanti in parte oscuri ma dagli esecutori chiaramente neo-fascisti). E da quelle degli anni ’50 e ‘60 compiute sugli operai e i cittadini che manifestavano pacificamente. Modena ricorda la strage del 9 gennaio 1950

di Graziella Bertani e Enrico Trebbi

Nel corso dei decenni la città di Modena ha mostrato un crescente disinteresse e una sorta di apatia rispetto alla propria storia sociale e alla storia del proprio movimento operaio.
Le commemorazioni dell’eccidio del 9 gennaio 1950 sempre di più sono andate configurandosi come semplice, rituale cerimonia di deposizione di corone, senza un reale coinvolgimento delle cittadine e dei cittadini rispetto ad un fatto di fondamentale importanza per la storia di una città che sembrava perdere progressivamente i propri riferimenti ideali e civili.

La mostra che quest’anno (nel 70mo anniversario) viene allestita nelle sale dell’ex Ospedale di Sant’Agostino vuole rappresentare un tentativo per uscire dai ricordi sbiaditi e formali, per tenere viva una storia che ci appartiene e che ha contribuito a fondare il nostro presente.
Si ripercorrono, attraverso un cospicuo apparato fotografico, attraverso pagine di quotidiani, attraverso video con interviste e con la cronaca dei funerali, i momenti precedenti l’eccidio, la mattinata convulsa del 9 gennaio, i funerali, le commemorazioni successive.
Il focus di questa mostra è stato indirizzato non tanto all’accurata ricostruzione storica di quanto accaduto (già molte pubblicazioni sono entrate nel merito dei fatti e delle loro motivazioni), quanto al durissimo colpo inferto a una città medaglia d’oro della Resistenza, che dei principi di libertà e uguaglianza, della difesa dei diritti sanguinosamente conquistati con la lotta di liberazione, ha sempre fatto la propria bandiera.
L’enorme folla, muta, attonita, compostissima, che partecipa ai funerali, tanti aggrappati alle inferriate delle finestre dell’ospedale, arrampicati sui rami degli alberi, il dolore nei volti di tutti, dai politici e sindacalisti che seguivano i feretri, ai più umili cittadini che non rinunciarono a testimoniare la propria partecipazione, il dolore nei volti delle tante donne che accompagnarono il corteo, mogli e madri degli uccisi, mogli e madri non colpite da un lutto proprio, ma dal dolore di quelle mogli e madri la cui vita era stata spezzata, questa è l’immagine che speriamo resti.
L’immagine di un dolore che non è mai rassegnazione, di un dolore collettivo e condiviso, di un dolore che chiede riscatto e che venga ripreso il processo di convivenza civile e di progresso sociale interrotto in modo tanto brusco e inumano.
Proprio per questo alcuni volontari della lega Spi-Cgil Crocetta-Centro Storico hanno pensato di proporre un progetto Memoria dedicato ad uno degli aspetti meno trattati: il dolore.
Il dolore delle madri e delle mogli, dei lavoratori, il dolore della città per l’eccidio che Di Vittorio nel suo intervento parlamentare definì “gravissimo – forse il più grave della storia d’Italia”, il dolore nel vedere disattesa e tradita la Costituzione nata dalla Resistenza.
La nostra ricerca è partita dallo studio della documentazione dell’archivio storico della Cgil depositata presso l’Istituto Storico di Modena per poi proseguire in altri ambiti reperendo seppure parzialmente, altre fonti e documentazioni.
Il tema del dolore che caratterizza il progetto ha subito visto l’adesione delle altre sigle sindacali che condividono il progetto considerando questi morti come “i morti di tutti”.

La giornata del 9 gennaio 2020, anniversario dell’eccidio, è caratterizzata da due momenti di particolare rilievo.
Il primo si svolge presso AGO ed è rappresentato dalla mostra multimediale il cui itinerario cronologico e iconografico segue la descrizione fatta dall’allora inviato speciale dell’Unità Gianni Rodari ed è accompagnato da filmati originali, in alcuni casi mai trasmessi (il film di Carlo Lizzani sui fatti di Modena, la presentazione dei fatti di Rai Storia, le testimonianze raccolte da Marco Amendola che includono quelle di alcuni lavoratori del tempo appartenenti a diverse aree di pensiero, la proiezione del film curato da Antonella Battilani contenente la narrazione dei fatti da parte di Eliseo Ferrari e le testimonianze dei familiari delle vittime), da documentazioni originali.
Sempre il 9 gennaio, presso la Chiesa di S. Agostino (chiesa del Compianto e della Madonna di Tommaso da Modena quindi luogo simbolo delle donne e del dolore e luogo in cui si svolse la cerimonia funebre) sarà eseguito lo Stabat Mater di Luigi Boccherini.